Qualità, credibilità e indipendenza al servizio della libera espressione di pensiero

“Il giornalismo serve più di prima ma ce n’è meno di prima…Rispetto al passato ci sono nuovi modi di comunicare e fare movimento…Non si richiede la patente di genio, ma il mestiere di vero giornalista... Bisogna raggiungere i cuori e le menti…”.

Sono le parole di Raffaele Fiengo all’assemblea del Gruppo di Fiesole parlando di comunicazione, in una stagione incerta e sfuggente come quella attuale. Secondo Fiengo, non moriranno i media di qualità; la qualità sta nella credibilità che a sua volta nasce dall’indipendenza.

Qualità, credibilità e indipendenza, sono quanto mai necessarie nei diversi modi di comunicare di oggi. Viviamo in una società democratica che trova il suo pieno significato nel rispetto per la libertà di parola e di stampa, principi sacrosanti perché sanciti dalla nostra Costituzione.

L’art. 21 recita: “Tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con le parole, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione”.

Viene in mente, allora, la vicenda dello storico e giornalista siciliano, Carlo Ruta, condannato non dalla mafia, su cui ha indagato dalla strage di Portella della Ginestra all’omicidio del giornalista Giovanni Spampinato agli affari della Banca Agricola Popolare di Ragusa, ma dal Tribunale di Modica per il reato previsto dall’art.16, comma 1°, L.n.47/1948 che punisce la mancata registrazione di un giornale o altro periodico, in questo caso del suo blog “AccaddeInSicilia”, presso la cancelleria del tribunale. E’ con la legge n. 62/2001 che viene incluso anche il sito web quando viene “diffuso al pubblico con periodicità regolare”. Nonostante la perizia della polizia postale che ha accertato la non periodicità dell’informazione e nonostante Ruta non fosse interessato ai contributi che lo Stato riconosce alle testate telematiche previste dalla legge 7 marzo 2001 n.62 (in questo caso è d’obbligo la registrazione), la sentenza viene applicata lo stesso perché l’informazione di Ruta veniva considerata “stampa clandestina”.

Ma l’attuale legislazione considera clandestina solo la stampa cartacea e non quella su web. Ha tutta l’aria di un attacco alla comunicazione e alla libertà di espressione, una sentenza che non ha ancora precedenti in Italia. Oggi la rete è un potente strumento di comunicazione poiché dà l’opportunità di esprimersi in modo molto democratico e diretto, attraverso il confronto aperto tra chi scrive e chi legge.

E’ uno strumento in più per l’affermazione della democrazia il cui principio è alla base della nostra Costituzione, nata prima che sulla carta, tra la gente che ha lottato per essa, “accanto ai corpi degli uccisi, tra i fuochi della città in rivolta” secondo le parole di Piero Calamandrei.

Forte l’appello dello stesso Ruta per “impedire che si consumi in Italia il rogo della libertà d’espressione” così come forte deve essere l’indignazione, non solo di tutta la realtà del web e dell’informazione, ma di ogni comune e libero cittadino.

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