Lavoro difficile per le donne laureate
Nel 2007, a circa tre anni dal conseguimento del titolo, il 73,2% dei laureati in corsi lunghi svolge un’attività lavorativa, il 14,2% è alla ricerca di occupazione, mentre più del 12%, pur non lavorando, dichiara di non essere alla ricerca di lavoro. E' quanto emerge dall'indagine sullo stato di occupazione dei laureati condotta dall'ISTAT su dati del 2007.
Anche tra i laureati triennali la quota di occupati si attesta sul 73,2%, mentre è relativamente più contenuta la percentuale di giovani in cerca di lavoro (12,1%) e, al contrario, è più elevata la quota degli “inattivi”, quelli cioè che non lavorano e non cercano lavoro (perché in gran parte impegnati in
ulteriori attività formative).
I laureati nei corsi lunghi sono più frequentemente impegnati in lavori continuativi iniziati dopo il conseguimento del titolo: sono infatti il 56,1% contro il 48,5% dei “triennali”, che registrano invece percentuali più alte nell’attività lavorativa continuativa prima del completamento del percorso
universitario.
PIU' OCCUPATI TRA GLI INGEGNERI
A tre anni dal conseguimento di una laurea tradizionale del vecchio ordinamento o di una laurea specialistica a ciclo unico, sono occupati più frequentemente i laureati del gruppo
ingegneria (l’81,3% è impiegato in modo continuativo), quelli del gruppo chimico-farmaceutico (73,7%) e dell’economico-statistico (65,7%).
Buoni rendimenti presentano anche le lauree in Farmacia (82,5%), Economia aziendale (76,3%), Odontoiatria e protesi dentaria (75,4%).
MEDICINA E GIURISPRUDENZA CON MENO OCCUPATI
Le quote più contenute di laureati impegnati in un lavoro continuativo, dopo il conseguimento del titolo, si registrano per i gruppi medico (24 casi su 100 laureati), giuridico (38,1%), educazione fisica (45,8%), geo-biologico (46,7%) e letterario (48,6%). Le basse performance dei gruppi medico e
giuridico si spiegano con la peculiarità dei percorsi post-laurea: a tre anni dalla laurea i medici sono ancora molto spesso impegnati nelle scuole di specializzazione (53 laureati su 100 svolgono formazione retribuita) e anche i laureati in materie giuridiche, a causa dell’attività di praticantato
necessaria per sostenere l’esame di stato, ritardano l’ingresso nel mondo del lavoro.
I gruppi educazione fisica e letterario, invece, presentano quote limitate di occupazione continuativa dopo la fine dell’università, anche se fanno registrare livelli occupazionali superiori alla media (molti dei laureati di questi corsi erano, infatti, già occupati durante gli studi).
Considerando i singoli corsi, le percentuali più contenute di occupati si rilevano per Giurisprudenza, Scienze biologiche e Scienze naturali: le quote di occupati in lavori continuativi iniziati dopo la laurea sono sempre inferiori al 50%, mentre quelle relative a chi cerca lavoro si aggirano intorno al 20%. Si
registrano elevate quote di disoccupati anche tra i laureati in Psicologia, Fisica, Matematica e Conservazione dei beni culturali (Tavola 1 dell’Appendice Statistica).
LAVORO OBIETTIVO DIFFICILE PER LE DONNE LAUREATE AL SUD
L’indagine condotta nel 2007 conferma come il lavoro stabile rappresenti soprattutto per le donne un obiettivo difficile da raggiungere: il 60,3% degli uomini è occupato in lavori continuativi iniziati dopo la laurea, contro appena il 53,3% delle donne (il gap si è comunque ridotto rispetto all’ultima
edizione dell’indagine).
Differenze consistenti si registrano anche a livello territoriale: è il 66,3% dei laureati residenti al Nord ad aver trovato un lavoro stabile dopo la laurea, contro appena il 43,4% riscontrato tra quelli del Mezzogiorno ed il 53,6% per i laureati del Centro.
