Recensioni, L'eredità del suonatore di campane

"Qui giace Salvatore Scamattola, suonatore di batacchio, anche la morte impaziente si fece presto viva per partecipare ad una sua esibizione". Questo l’epitaffio di Turi 'u sunaturi' così chiamato perché "Si diceva aveva il membro grosso come il battaglio di una campana. All’Hemingway di 'per chi suona la campana'. Turi avrebbe risposto: 'A quale campana gliela suono?'. Lui di 'campane a festa' ne aveva fatte suonare proprio tante".

16 capitoli, 151 pagine e 210 grammi di peso, questi i numeri dell’esordio da romanziere di Giuseppe Lissandrello, siracusano di Solarino, psicologo e scrittore, classe ’72.

Ne Il suonatore di campane si realizza una revisione storica della figura del donnaiolo, ultimo esemplare di una razza quasi estinta. Eppure, ‘Il fimminaro’ di Lissandrello, ‘conoscitore del Kamasutra on the road ’ è, inaspettatamente, un personaggio positivo, perché ama.

E’ l’ultimo paladino dal sapore vagamente retrò, con un suo codice d’onore di regole non scritte.‘U sunaturi’ è un altruista patologico, scaldato da una leggerezza irresponsabile, da un inconsapevole coscienza della paura di non farcela.

La lezione letteraria di Brancati e Vittorini viene dunque superata da una maggiore propensione all’analisi. Sulla 'gens dei sunaturi cosiddetti ammazzamorte' si ergono aerei pensieri e plastiche riflessioni, fluida coscienza.

E’ una storia al maschile, un’umanità tutta natura, panica, istintuale, primordiale e subalterna, quella raccontata da Lissandrello, un’umanità ferina ma non violenta, godereccia ma non edonistica. Un 'Amarcord' alla sicula, un romanzo di formazione, in cui si attua una ricostruzione sociologica della storia italiana, a partire dal boom economico post bellico. Il punto iniziale di osservazione è la micro realtà di provincia, alla maniera di Brancati, che via via ingloba in sé una dimensione più ampia.

Alla gaudente interpretazione di oraziana memoria del 'Carpe diem' si affianca il paradosso kunderiano, insostenibile e leggero, tra l’evanescenza della vita e la necessità di rintracciarne un significato.

INTERVISTA ALL’AUTORE
Chi è “u sunaturi”?
“Si distingue dall’egoista finto sensibile dalla natura sadica, tuttavia è un antieroe, penetrato dalla patologica incapacità di non riuscire a indirizzare il sentimento su un unico oggetto, causa un amore negato, e ripiega relativizzando l’amore, lo sveste della sua aura di assoluto. Di certo ‘u sunaturi’ non è un vero uomo, è un po’come lo yeti: tutti ne parlano ma nessuno lo ha visto! (poi riprende serio) Non è certo il ‘Guerriero bioenergetico’, che è l’uomo che conosce le sue paure e le affronta, consapevole della propria forza, che non sottovaluta né sopravvaluta il nemico”.

Qui la Storia (con la S maiuscola) lascia il proscenio all’io narrante che filtra la cifra culturale del coro sociale, in cui però la dimensione politica è assente, perché?
“Per me la politica ha una valenza sociale. Il mio rifiuto di parlare degli intrecci tra politica e mafia, è una chiara ribellione al potere. La scena politica che sottende al romanzo è quella della ‘Demonarchia Cristiana’, impegnata in un fragile sistema di vassallaggio, che non ha dato ai cittadini alcuna responsabilità civica. La mancanza di autorità, ancor oggi, genera un’incoscienza politica di natura anarchica, in cui si ha la percezione di poter fare ciò che si vuole, ma è una sorta di illusione, è solo il potere che manipola e distrae”.

Nella storia si ride in faccia alla morte. In che modo il suo romanzo si muove sul doppio binario di comico e tragico?
“Il romanzo si ascrive al genere del burlesque, prende spunto dalle commedie plautine, del binomio erotismo - ironia. L’ironia è un antidoto alla morte, un simbolo di divinità che l’uomo tira fuori di fronte all’ineluttabile, non è un modo dissacrante per esorcizzarla, ma una risposta a un evento
drammatico”.

La psicologia dell’ironia è accettazione e liberazione come insegna la Mindfulness, di cosa si tratta?
“E’una disciplina che associa il pensiero orientale alla psicoterapia cognitiva. E’un esercizio che serve a prendere consapevolezza attraverso la meditazione e a liberarsi dalla visione manichea, in cui bene e male sono dialetticamente contrapposti, per entrare in una dimensione cosmica”.

Sullo sfondo di questa umanità maschia e virile si stagliano diverse figure femminili, su alcune di esse il narratore dice di aver ‘riversato migliaia di kilowatt di energia, fisica, mentale, spirituale e molti litri di sperma”, che cosa rappresentano le donne?
“L’anima del cosmo su cui si proiettano tutte le colpe del mondo. Bisogna imparare dal buddismo, imparare ad accettare la propria natura. Le donne devono superare l’eterna ferita del tradimento paterno e delle umiliazioni materne, senza cercare di espiare la colpa del vivere nella sofferenza, loro che sono sempre sorrette da una buona dose di autolesionismo. Fare proprio quell’antico racconto Zen, in cui si narra di un leone che allevato da una pecora, pensava di essere pecora, finchè un giorno si specchiò nell’acqua. Quando vide il suo riflesso, finalmente capì chi fosse realmente, e ruggì”.

Cosa risponde alla domanda proiettiva che Lissandrello-lettore fa a Lissandrello-autore: “Perché leggere questo libro?”
“Anoressia, abuso, malattia, morte sono contenuti attuali che vengono sviluppati lungo la parabola del racconto. E’ un libro fatto di umanità, genuino e sincero. E’ un manuale di sopravvivenza camuffato da romanzo”.

Qual è l’eredità del suonatore di campane?
"La difesa dell’amore. L’eredità è cercare di non compiere più gli stessi errori".

Un racconto pregno di simboli erotici, fatto di una coralità istintiva, ebbra e dionisiaca, dove la scrittura rappresenta l’apollineo, l’elemento razionale, come strumento di chiarezza e consapevolezza. L’apollineo sublima il dionisiaco. Che valore ha quindi la scrittura per Giuseppe Lissandrello?
“Catartica, pedagogica e didascalica. C’è un’etica dello scrivere. Io mi sono voluto assumere la responsabilità di scrivere. Anche se sono un laico non nego la spiritualità, il contatto con Dio. C’è spiritualità anche nel sesso, quello tantrico, che diviene un connettersi al di là dei sensi”.

Più scrittore o psicologo?
“Io sono uno psicologo-narratore, un parolaio che usa la scrittura per creare atmosfere. Non sono uno scrittore, uno che si cura dell’uso delle parole, il mio, è un lavoro di lingua!”.

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