Sarah Zappulla Muscarà: amore, passione ed entusiasmo per la cultura, ingredienti fondamentali di un successo internazionale

Sarah Zappulla Muscarà: Amore, Passione ed Entusiasmo per la cultura, gli ingredienti fondamentali di un successo internazionale.

Incontriamo la professoressa Sarah Zappulla Muscarà, ordinario di Letteratura Italiana e incaricata di Letteratura Teatrale Italiana e Letteratura Italiana e Drammatizzazione presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo Catanese, durante la sessione d’esami del periodo estivo.

La nota studiosa siciliana ci riceve, con estrema dolcezza e cordialità, nel suo studio tra un esame e una telefonata per niente stanca dai quotidiani impegni, sempre più frenetici e sempre più importanti.

La Muscarà è considerata, per giusti meriti, da tutti gli addetti ai lavori e da tutti gli studenti che la seguono numerosi, come il vero fiore all’occhiello dell’Università etnea, per gli innumerevoli successi e trionfi letterari-scientifici.
A lei si devono importantissimi contributi sulla figura e sulle opere di scrittori della nostra tradizione siciliana come G. Verga, L. Capuana, F. De Roberto, L. e S. Pirandello, V. Brancati, E. Patti. L’elenco degli scrittori a cui la professoressa ha dedicato i suoi studi è lungo, la sua voglia e il suo grande amore per la cultura è espresso in maniera magistrale in ogni suo singolo lavoro ed in ogni suo intervento.

L’attività della professoressa Muscarà apre nuovi orizzonti, allargando i confini su tutto il periodo letterario del Novecento. Le Università di Roma, Parigi, Valencia, Salamanca ed altre hanno adottato come oggetto di studio i testi pubblicati dalla vulcanica professoressa; molti di questi sono stati tradotti anche in lingua francese, spagnola, inglese, polacca, rumena.

È doveroso ricordare, tra i tanti traguardi, l’istituzione della “Cattedra Sicilia”, nell’antica e prestigiosa Università di Salamanca, che si prefigge di diffondere e promuovere la nostra cultura in terra iberica attraverso progetti ed iniziative di ampio respiro.

Sarah Zappulla Muscarà, una donna forte, caparbia, ricca di grandi ideali, che crede nei giovani, nella loro forza e nelle loro infinite qualità. Il suo entusiasmo, i suoi sogni, il suo impegno, la sua grande voglia di riuscire hanno fatto in modo che le fatiche e le difficoltà incontrate diventassero un motivo più forte per realizzare i propri ideali. In questo contesto in cui le storie, i personaggi rappresentati dei vari testi pubblicati non sono un semplice strumento didattico-pedagogico, ma anima vibrante di una Sicilia che fa parlare al meglio di sé iniziamo la nostra intervista.

A lei si devono fondamentali contributi letterari e scientifici sulle radici della nostra storia. Il suo nome è associato alle importanti ricerche su scrittori come Luigi e Stefano Pirandello, Ercole Patti,… tanto per citarne alcuni. Com’è nata la voglia di far emergere attraverso i suoi studi il meglio della nostra importante storia culturale?

“Fin dalla mia tesi di laurea mi sono occupata di autori siciliani tra Ottocento e Novecento. Ho iniziato con De Roberto e proseguito con Verga, Capuana, Patti, Bonaviri. Mi sono occupata dei grandi, ma anche degli autori minori di cui ho pubblicato molti inediti, carteggi e scritti. In questi ultimi anni, insieme a mio marito, Enzo Zappulla, abbiamo scoperto e valorizzato uno scrittore, a torto dimenticato e ignorato, come Stefano Pirandello, figlio di Luigi, di cui abbiamo pubblicato “Tutto il Teatro”, per i tipi di Bompiani, costituito da diciannove testi. E inoltre il carteggio fra padre e figlio, “Nel tempo della lontananza”, edito da Sciascia. A settembre, sempre per Bompiani, uscirà un romanzo inedito, “Timor sacro”, opera straordinaria, che mette a fuoco il timore reverenziale che Stefano nutriva per il padre”.

È nata una “Cattedra Sicilia” nell’Università di Salamanca. Questa grande ed importante iniziativa vede la luce grazie anche all’intuizione di Vicente González Martín, ordinario di Filologia Italiana a Salamanca, del Presidente dell’Istituto dello Spettacolo Siciliano Enzo Zappulla, oltre che sua. Come nasce e si sviluppa questo gemellaggio tra le due Università e qual è lo scopo principale di quest’unione vanto per la nostra università?

“Insieme a Vincente González Martín, cattedratico dell’Università di Salamanca, che ne è il Direttore, abbiamo svolto, ormai da diversi anni, un’attività di promozione della cultura siciliana in Spagna e in Italia. Da qui è nata l’idea di realizzare una “Cattedra Sicilia” nella prestigiosa Università di Salamanca, la seconda per antichità dopo Bologna, e l’Università di Catania. Le altre istituzioni legali che fanno parte della “Cattedra Sicilia” sono: l’Ambasciata italiana e l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, l’Associazione degli Italianisti Spagnoli, la Fondazione del Banco di Sicilia presieduta dal Giovanni Puglisi. Gli scopi della Cattedra Sicilia sono quelli di promuovere gli studi riguardanti la Letteratura, il Teatro, il Cinema, la Lingua, la Gastronomia, vale a dire la Cultura Siciliana tout-court. E ancora scambi di studenti e professori, traduzioni in lingua spagnola di autori siciliani, e così via. I rapporti tra Sicilia e Spagna sono antichi e forti e la volontà è quella di tenerli sempre vivi”.

Numerose Università Italiane ed Europee hanno scoperto l’importanza delle Opere letterarie di Stefano Pirandello. Grazie alla pubblicazione dell’Opera Omnia teatrale dell’autore curata da Lei e da Enzo Zappulla. Questa scoperta tutta siciliana inaugura nuove prospettive sul Novecento. “Nel tempo della lontananza”, un’opera che descrive un rapporto padre-figlio senza eguali ci permette di conoscere i Pirandello in maniera “diversa”, più familiare. Quanto tempo e impegno c’è voluto, affinché il tutto arrivasse alla stampa?

“Un lavoro lungo oltre un decennio, anche perché l’autore, Stefano Pirandello, è stato sempre riservato, schivo, austero, schiacciato dall’incombente presenza del padre. Stefano ha scritto per tutta la vita, però senza preoccuparsi di farsi rappresentare o pubblicare; infatti solamente poche opere sono state messe in scena. È da ricordare la rappresentazione di “Sacrilegio Massimo” con la regia di Giorgio Strehler, al Piccolo di Milano, e con attori di rilievo. In seguito all’insuccesso il regista scrisse a Stefano che il suo teatro era troppo moderno e anticipatore dei tempi. Oggi, crediamo che i tempi siano finalmente maturi perché Stefano occupi il posto che gli spetta nella storia della cultura non soltanto italiana. La commedia “Un padre ci vuole” è stata tradotta in francese, prossimamente lo sarà in spagnolo e in greco. E speriamo presto anche in altre lingue”.

Sono trascorsi da poco i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia e lei e suo marito avete voluto dare il vostro contributo portando a Barcellona, a Vienna, a Berlino, a Colonia, nel Sud Africa (Johannesburg, Pretoria, Città del Capo) la mostra “I Pirandello”. In autunno contate anche di andare in Cile, perché Pirandello è stato presente anche in America del Sud ed è molto amato anche in questi luoghi. Che emozioni vi hanno dato queste iniziative?

“Tantissime, perché erano collegate a questa ricorrenza importante per l’Italia. La mostra “I Pirandello”, promossa dall’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano e da Sicilia Mondo, divulgando la figura e l’opera di Luigi e Stefano Pirandello all’estero, è testimonianza del fatto che oggi non possiamo parlare solo di Luigi, ma dobbiamo parlare al plurale, perché accanto a Luigi c’è Stefano. Nel romanzo inedito “Timor Sacro”, inoltre, si parla anche di Garibaldi. Tutta la famiglia Pirandello sia paterna che materna è stata una famiglia fortemente risorgimentale; infatti Stefano è andato volontario, durante la Grande Guerra, per proseguire il sogno risorgimentale della famiglia”.

La sceneggiatura del “Mastro-don Gesualdo” rivive grazie alla sua approfondita opera di studio e di ricerca. Un contributo prezioso che ci permette di ricostruire una tra le pagine più significative della TV e del cinema non solo italiano. Cosa manca, secondo Lei, al Cinema Italiano per progredire e superare questo periodo di stasi che sta attraversando?

“Il Cinema Italiano ha avuto stagioni auree. Ad esempio agli inizi del novecento quando Martoglio ha realizzato quel capolavoro del cinema muto, “Sperduti nel buio”, antesignano del Neorealismo. Il cinema italiano ultimamente, è vero, ha avuto momenti di crisi ma ora è in ripresa. Mi piace che Lei abbia ricordato lo sceneggiato “Mastro-don Gesualdo” con la regia di Vaccari, per la televisione, con interpreti come Enrico Maria Salerno, Lidya Alfonsi, Turi Ferro, perché è il primo sceneggiato televisivo interamente girato in esterni, a Vizzini ovvero nei luoghi dove è ambientato il romanzo. Questo sceneggiato di Vaccari è fondamentale anche per la storia della televisione; infatti sono gli anni in cui la TV faceva anche cultura con sceneggiati come La Pisana, tratta dal romanzo di Nievo, L’Idiota di Dostoevskij o La Baronessa di Carini, tratta dalla rielaborazione in versi siciliani dello studioso Salvatore Camilleri, per divulgare i grandi romanzi con un mezzo che arriva a tutti”.

Lei fa parte della “Fondazione Turi Ferro”, che tra le tante finalità ha lo scopo di promuovere e formare giovani artisti siciliani. La Sicilia, ed in particolare Catania, in questo momento sta attraversando una grossa crisi culturale. I giovani non vanno più a teatro, cosa si dovrebbe fare secondo Lei per superare questa crisi?

“Dobbiamo mettercela tutta! È un periodo difficile, ma si può e si deve migliorare. La Fondazione Turi Ferro nasce in memoria di uno dei più grandi attori del Novecento di statura europea. Turi Ferro è stato inoltre uno dei più grandi interpreti di Pirandello; è stato uno splendido Liolà, un meraviglioso Ciampa ne “Il Berretto a Sonagli” ed un fantastico Mago Cotrone ne “I Giganti della Montagna”, insieme alla sua compagna d’arte e di vita, Ida Carrara. La Fondazione nasce inoltre per aiutare i giovani che intendono intraprendere l’ardua carriera dell’attore, anche attraverso un aiuto economico, cioè attraverso borse di studio a Londra, New York, Los Angeles. Un sostegno con la finalità di creare nuove generazioni di attori, che attraverso l’impegno, lo studio, il sacrificio possano stimolare il pubblico ad andare a teatro. Il Teatro è medicina per lo spirito; infatti basti ricordare i greci che insediandosi in un territorio costruivano, immediatamente, un teatro e l’acquedotto. Il teatro è condivisione, ma anche crescita spirituale e morale. È importante suscitare di nuovo l’amore per il teatro attraverso lo studio, l’ascolto e la visione delle opere.

La sua cattedra è composta da giovani bravi collaboratori. Che caratteristiche devono avere i suoi collaboratori, per lavorare con Lei ai suoi importanti progetti?

“Tutti i miei collaboratori sono tutti miei allievi che hanno studiato con me, che si sono laureati con me, che hanno conseguito il dottorato di ricerca con me. Sono animati da grande entusiasmo per la Letteratura, il Teatro, il Cinema. Un bellissimo gruppo, una bellissima équipe di cui sono orgogliosa. Siamo tutti molto uniti e lavoriamo bene insieme”.

Un consiglio a tutti quei ragazzi che s’iscrivono all’Università con grandi speranze e progetti. Una sua massima, un suo motto che aiuti i giovani ad andare avanti in questa difficile società?

“Una cosa fondamentale credo sia l’amore e l’impegno per lo studio, per la cultura, per il libro, per la lettura. Lo studio e l’amore per la cultura devono essere accompagnati da un grande entusiasmo. Il lavoro riesce quando è fatto con il cuore, perché tutto ciò che è fatto con amore diviene meno pesante e difficile da affrontare e da realizzare”.

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