Scroscianti applausi al Teatro Stabile di Catania per "La mennulara"

Una piccola grande donna, tenace e battagliera, che con grande abilità si erge al di sopra dei suoi pigri padroni in una terra di Sicilia che cerca di liberarsi delle catene del passato per guardare con maggiore fiducia al futuro ed alla modernità. Il romanzo “La Mennulara” di Simonetta Agnello Hornby, premio Stresa edizione 2003, propone uno spaccato dell’isola davvero suggestivo, un ritratto della Trinacria anni ’60 dai contorni in cui le luci e le ombre si inseguono e si confrontano, con le seconde che spesso hanno la meglio sulle prime. Un “quadro” entro cui si distingue la figura di Maria Rosalia Inzerillo, meglio conosciuta come “Mennu” per via delle sue particolari abilità nella raccolta delle mandorle. Portare sul palcoscenico le vicende narrate nelle pagine di un libro non è mai operazione semplice ed agevole, eppure la riduzione curata dalla stessa autrice con il supporto di Gaetano Savatteri, proposta per la prima volta in scena alla Sala Verga dal Teatro Stabile di Catania in occasione dell’inaugurazione della nuova e stimolante stagione “Donne. L’altra metà del cielo”, dedicata all’universo “rosa”, ha sicuramente colto nel segno.

L’attenta regia di Walter Pagliaro, le splendide scene di Giovanni Carluccio, i costumi di Elena Mannini, le intriganti musiche di Marco Betta, i movimenti scenici di Daniela Schiamone, le luci di Franco Buzzanca: per raggiungere l’obiettivo, per conquistare il consenso e i convinti applausi del pubblico necessita l’apporto di tutti, nessuno escluso. Sul palcoscenico eroina di primo piano, naturalmente, la “mennulara”, magistralmente interpretata dall’attrice catanese Guia Jelo. Passionale e ribelle, mai doma, formalmente serva ma in sostanza padrona, “burattinaia” dietro le quinte in grado di manovrare uomini e donne, tanto da viva quanto da morta, con una grande forza d’animo celata dietro un’apparente umiltà. Una donna che, provata dalle intemperie della vita, riesce a crearsi una sorta di corazza in grado di tenere testa ai suoi padroni, la famiglia Alfallipe, e guidare le loro scelte: dal capofamiglia Orazio con cui intreccia un rapporto amoroso, interpretato dall’impeccabile Pippo Pattavina, altro beniamino del pubblico siciliano, all’insicura signora Adriana (Ileana Rigano), da Gianni (Filippo Brazzaventre) a Carmela (Valeria Contadino) per finire con Massimo Leone (Emanuele Puglia).

Una donna capace di uscire dalle mura della propria casa per focalizzare su di sé l’attenzione di tutto il paese, il piccolo borgo di Roccacolomba, in cui le voci e i sospiri si susseguono senza soluzione di continuità, anche nel giorno del funerale della Mennulara, evento attorno al quale ruotano con numerosi flashback le vicende narrate. Un groviglio di segreti creato ad hoc dalla donna che riesce a creare scompiglio nell’ordine sociale costituito e radicato da secoli. Tanti tipi umani si alternato sul palcoscenico, un autentico campionario in grado di offrire diversi spunti di riflessione: da Don Paolino Annunziata (Mimmo Mignemi) a Pietro Fatta (Angelo Tosto), da Padre Arena (Fulvio D’Angelo) a Gaspare Risico (Alessandro Idonea), da Don Vincenzo Ancona (Camillo Mascolino) a Elvira, moglie di Risico (Raffaella Bella). Nel cast anche Giorgia Boscarino, Yvonne Guglielmino, Raniela Ragonese, Sergio Seminara.

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