Tra mito e storia: l'intensa passione di Gammazita
Da poco sono trascorsi i festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’ Italia, giustamente, sono state ricordate e rivalutate gran parte delle gesta eroiche che hanno reso il nostro Paese, non più un insieme di piccoli stati disomogenei tra loro, ma una forza unitaria e coesa all’insegna di un sogno divenuto poi realtà cioè la nascita dello Stato Italiano. È, quindi, doveroso conoscere e approfondire la Storia delle nostre radici. Per sapere e capire bene cos’è stato e cos’è il nostro Stato negli anni è necessario approfondire inanzittutto la nostra Storia Patria Siciliana.
L’intento di quest’articolo è quello di far apprendere come i nostri corregionali e concittadini hanno vissuto e affrontato lo spirito patriottico e l’orgoglio di essere prima di ogni cosa Siciliani. La storia che vogliamo far conoscere è la Storia della Patriota Gammazita.
Gammazita non nasce da un’invenzione di nessun poeta o romanziere; infatti è un personaggio reale, storico sul quale i più grandi autori di Storia Patria Siciliana hanno scritto. Abbiamo voluto studiare con maggiore interesse la storia di Gammazita attraverso i pochi ma significativi documenti a disposizione grazie all’Opera teatrale in versi siciliani scritta da S. Camilleri rappresentata dall’arte e dalla maestria della Marionettistica dei fratelli Napoli.
Gammazita è un dramma in due tempi in versi siciliani scritto nel 1981. È un’opera storica ambientata nella Sicilia dei Vespri Siciliani ovvero quando la Sicilia subiva l’onta e la vessazione dei francesi. L’opera narra l’amore tra Gammazita, una giovane siciliana di 18 anni, e Ruggero, un ventenne patriota siciliano, il cui padre si era coperto di gloria ad Augusta, estrema resistenza dei siciliani; il loro sentimento nasce, cresce e muore tra i tumulti, le lotte e le rivoluzioni per liberare la Sicilia dall’oppressore francese.
Il primo atto è costituito principalmente dalla presenza di Ruggero, il protagonista, di Madonna Macalda, protettrice di Ruggero (maggiore di vent’anni) e dal francese Apo San Salvaturi, capo delle lance spezzate e nemico di Ruggero. Assistiamo nel primo atto ad un acceso dialogo tra Ruggero e Madonna Macalda in cui la donna rinfaccia al giovane protagonista tutto ciò che ha fatto per lui e, soprattutto gli confessa il suo amore disperato e la sua gelosia nei confronti di Gammazita. La risposta è ferma e precisa, Ruggero ringrazia la donna per le sue premure ma afferma con coraggio e decisione che non potrà mai amarla. Donna Macalda impazzita dalla gelosia fa chiamare dal suo servitore, Giovanni, l’acerrimo nemico di Ruggero, il francese Apo San Salvaturi, con il quale Ruggero all’età di 17 anni aveva avuto una sfida intorno all’onore dei siciliani e della Sicilia. Da questo duello avrà la meglio il giovane siciliano e l’ira del francese fu placata dalla diplomazia di Donna Macalda.
Finalmente, Ruggero si libera della presenza di Macalda e scappa lontano da lei. Macalda, personaggio negativo della storia, per eliminare la sua giovane rivale chiede aiuto al francese Apo. La protettrice di Ruggero promette al capo delle lance spezzate il suo amore in cambio di un piccolo favore, cioè di disonorare per sempre la giovane e pura Gammazita.
Il secondo atto si apre con Ruggero che parte con i suoi compagni rivoluzionari nel rifugio. Nel luogo segreto, il poeta fa incontrare Gammazita con il giovane rivoluzionario ed è davvero toccante come Ruggero si preoccupi della sua amata e dei pericoli che può incontrare nel tragitto tra la propria casa e il rifugio, in un periodo di tumulti, raccomandandole di stare attenta ad Apo San Salvaturi e di non uscire di casa se non per motivi di pura necessità o per importanti novità. Il rifugio è il luogo d’incontro tra i vari rivoluzionari, per sconfiggere la dominazione francese e scacciare Re Carlo D’angiò.
La parola d’ordine è: “Evviva la Sicilia! Pi la morti e la vita!”
Nel rifugio arriva anche Donna Macalda, che lo conosceva da sempre. La donna è lì per avvertire Ruggero non solo dei vari tumulti che nascono in città contro i francesi, ma per avvisarlo del pericolo che incombe sull’onore di Gammazita. Il giovane siciliano, prima diffidente, si fida di Donna Macalda e chiede notizie sui moti rivoluzionari e del francese Apo. La donna racconta la verità sul suo accordo con il francese. Entrambi vanno a cercare Gammazita, ma nessuno la trova, per questo Gammazita, quando arriva al rifugio, non trova Ruggero ma Apo, il quale la circuisce per farla sua. Gammazita, per non perdere l’onore e non mancare di rispetto al suo amato, non si dà per vinta e preferisce suicidarsi piuttosto di cadere vittima nelle mani del francese. Il poeta sottolinea il coraggio e l’orgoglio di Gammazita dando al gesto della giovane protagonista ancora più forza:
Aju aspittatu assai.
Evviva la Sicilia! Addiu, Ruggeru, amuri;
moru puru pi tia, pi salvari l’onuri.
Fra i sette personaggi del primo lavoro teatrale del Camilleri - Gammazita, Ruggero, Madonna Macalda, Apo San Salvaturi, Giuvanni, Andria e Simuni - quello di maggior rilievo artistico è Madonna Macalda, maggiore di quello degli stessi protagonisti, Ruggero e Gammazita.
Madonna Macalda – personaggio storico - è una donna quarantenne, di elevata condizione sociale e culturale, bella e ricca di fascino, moglie dell’ammiraglio Alaimo da Lentini, più volte a contatto con lo stesso Pietro d’Aragona, non nel dramma, dove il re non ha nessun ruolo, ma nelle vicende storiche, come è sottolinaeato dagli studiosi contemporanei.
Una donna ancora giovane, molto più giovane del marito, che ha ricevuto “un’eredità patriottica” il figlio di un eroico combattente di Augusta, ultima roccaforte difensiva siciliana contro l’invasore angioino, del quale, si è innamorata, amore che sfocia in tremenda gelosia appena si accorge che il suo protetto, il paggio Ruggero, ama Gammazita, una ragazza del popolo.
Il dramma che il Camilleri aveva già scritto nel 1943, al ritorno dalla guerra, ha inizio con una scena di gelosia. Macalda ha parole di grande drammaticità contro il “traditore” Ruggero.
Nella prima rappresentazione di Gammazita la signora Italia Chiesa madre dei fratelli Napoli, dava la voce a Madonna Macalda con una voce calda e suadente, interpretando splendidamente le parole del dramma e che avvicina il personaggio agli spettatori destando in essi simpatia e commozione, legando attori e spettatori. Madonna Macalda, nonostante il suo amore, per la differenza d’età, possa sembrare quasi incestuoso, riesce in modo immediato a catturare l’attenzione. Il merito del Camilleri, è quello di aver riabilitato Macalda personaggio storico “maltrattato” dagli studiosi, fino a quelli dei nostri tempi. Tutto è dipeso da un aneddoto che è certamente una diceria inventata, poiché alcuni studiosi e alcuni storici non sono d’accordo sulla veridicità del fatto. Re Pietro d’Aragona - raccontano gli storici suoi coevi – disse che Madonna Macalda l’aveva tentato. Tutti gli storici successivi fecero della nobildonna siciliana una poco di buono, una donna adescatrice d’uomini
Anche Luigi Natoli, William Galt, nel suo romanzo storico I Vespri Siciliani ne evidenzia le caratteristiche negative. Il Camilleri, in quanto artista e non storico, pur seguendo da vicino il Natoli, restituisce alla donna dignità: ammesso che si sia spinta un pò oltre con il re, senza dubbio non è stato per adescamento, ma per amore di Patria, di quella Patria ch’era al di sopra di tutto. Il personaggio di Madonna Macalda, è anche il personaggio più complesso e il più ricco di psicologia.
Il sentimento dominante di Gammazita è l’amore per Ruggero, da cui scaturiscono per conseguenza ineluttabile, l’amore per la Patria e l’odio per l’oppressore. Il suo carattere non è psicologicamente complesso e può essere tutto riassunto in una canzone che lei stessa canta. Tale canzone è stata musicata da G. Pappalardo, professore di fisica nucleare all’università di Catania, ed inserita dai Beans in una loro nota cassetta contenente vari brani della tradizione popolare siciliana. Ruggero, già noto come cospiratore, è ricercato dalle autorità Angioine, e vive nascosto in una masseria presso il Castello Ursino, già costruito (o ricostruito) da Riccardo da Lentini, per ordine dell’imperatore svevo Federico II. Gammazita, con molta circospezione, ed ogni volta per strade diverse, lo raggiunge riferendogli notizie dalla città, dell’azione dei cospiratori nel preparare la rivolta.
Il carattere di Gammazita è tutto nella gioia con cui gli comunica notizie che lasciano bene sperare, come quando, ad esempio, lo informa che da qualche giorno circola a Catania una canzone che i cittadini canticchiano di nascosto e che si trasmettono di bocca in bocca, da un posto di lavoro ad un altro, da un rifugio all’altro. Con la stessa semplicità con cui ama, Gammazita sa anche morire; infatti muore accomunando in un solo atto l’amore per Ruggero, l’amore per la Patria, l’amore per il suo onore di donna e di siciliana. Recandosi nella masseria dove Ruggero è nascosto, nonostante ogni volta lo faccia per strade diverse, finisce per essere individuata e seguita, senza esserne accorta, dal suo nemico, il capo di una banda di sopraffattori Angioini, Apo San Salvaturi. Al suo arrivo non trova Ruggero, momentaneamente assente, cosa insolita. Infatti, Ruggero è ad una riunione col capo dei cospiratori, perché sono giunte belle notizie da Palermo. Si dice che proprio lì, a Palermo, il popolo sia insorto e abbia avuto il sopravvento sui francesi.
La notizia la conosce anche lei e la vuole comunicare a Ruggero personalmente; per questo quella mattina, non ha avuto le abituali precauzioni, anche se ha preso la strada più lunga e ha indossato abiti diversi. Ma Ruggero non c’è, e lei ha bisogno di sfogare la sua gioia per le belle notizie di Palermo. Gammazita fa tutto ciò che è possibile per prolungare il discorso, parla e lo fa parlare, nella speranza che giunga qualcuno che la salvi. Ma il tempo stringe e il francese guadagna terreno e si fa sempre più aggressivo.
Fermo restando che il Camilleri è, soprattutto, poeta lirico, questa conclusione tragica è di straordinaria resa, per la drammaticità del dialogo, per la conclusione rapida, che non lascia respiro.
