Vincenzo Pirrotta incontra gli studenti di Lettere e Filosofia

Si è svolto presso i locali del “Coro di Notte” del Monastero dei Benedettini, all’interno della facoltà di Lettere e Filosofia, il colloquio tra il noto regista siciliano, Vincenzo Pirrotta, e gli studenti catanesi. Una manifestazione di ricco interesse culturale e di viva partecipazione degli intervenuti. Studenti attenti ed informati che credono nella cultura e nel valore spirituale e pedagogico che essa ha nella società e nell’animo umano. Giovani che in questo dibattito non si fermano ad ascoltare, ma partecipano attivamente soffermandosi, non solo, sull’opera rappresentata, ma anche sul peso imponente e devastante che ha lo Stato sullo sviluppo e sulla creazione degli eventi teatrali.
Presenti all’incontro il professore F. Gioviale, Ordinario di Storia del Teatro e dello Spettacolo, la professoressa S. Rimini, Ordinario di Storia e Critica del Cinema, la professoressa M. R. De Luca, Ordinaria di Storia della Musica, la professoressa G. Seminara, assistente e coordinatrice presso la Cattedra di Storia della Musica.

Un incontro informale, svoltosi dopo pochi giorni dalla rappresentazione della “Carmen” al Bellini. Tante le domande e le curiosità chieste dagli studenti al noto regista; tutte domande pertinenti, attente e ricche di particolare interesse e di alto spessore. Il professore Gioviale insieme alla professoressa De Luca si sono occupati dell’introduzione e della descrizione degli aspetti salienti della storia dell’Opera capolavoro di Bizet durante i secoli, mentre la Rimini e la Seminara hanno curato gli aspetti relativi alla drammatizzazione e alla realizzazione scenica. Durante quest’incontro abbiamo avuto modo di poter intervistare il noto regista siciliano, esempio di una grande ed operosa eccellenza siciliana.

- Maestro Pirrotta, Lei è candidato al “XIII Premio Europa realtà teatrali”. Un passo ed un riconoscimento importante. Cosa manca al Teatro, oggi, per avere più slancio e passionalità per coinvolgere i giovani?
“Al Teatro, oggi, mancano i finanziamenti per andare avanti. Il teatro è passione, è coinvolgimento da sempre e questo i ragazzi lo sanno; i giovani che vanno a teatro, che seguono gli spettacoli ci sono, ma è ovvio che devono essere sempre di più”.

- La sua “ Carmen” è una rappresentazione teatrale innovativa, ricca di pathos e sangue. Cos’ha di diverso rispetto alle altre edizione e non la preoccupa un possibile confronto con l’imponente storia drammaturgica dell’Opera?
“Non temo il confronto, non m’interessa guardare al passato. Ogni edizione deve essere diversa e lasciare la sua impronta. La “mia” Carmen è uno spettacolo vivo, ricco di sangue, uno spettacolo attivo pur essendo essa un personaggio statico”.

- Ha diretto una sua rielaborazione del Filottete di Sofocle per il Teatro Greco di Taormina nella rassegna “TaoArte”. Quanto c’è di Vincenzo Pirrotta nelle sue direzioni artistiche?
“Tutto. ogni mio lavoro parla di me e delle mie sensazioni, non potrebbe essere diversamente”.

- Nel 2005 gli è stato assegnato il Premio dell’ “Associazione Nazionale Critici di Teatro” quale “Miglior Spettacolo dell’anno”. Il suo talento e la sua arte si possono annoverare tra le più importanti eccellenze siciliane. Quanto è stata importante la sua sicilianità e quanto ha influito nella realizzazione dei suoi progetti?
“Parto sempre dalle mie tradizioni, dalla mia cultura, dalle mie origini per creare i miei spettacoli, sarebbe impensabile se non facessi muovere il tutto dalle viscere della mia terra. Tutto parte da qui”.

- È stato difficile poter affermare ed evidenziare la sua tecnica registica durante i primi passi?
“ No, la grande passione e l’estrema tenacia mi hanno accompagnato sin dagli esordi. La forza di volontà mi ha spinto ad arrivare ad oggi. Impegno e passione sono gli elementi fondamentali di ogni successo”.

- Sono stati tagliati i finanziamenti al Teatro e alla rappresentazione scenica in generale. Da artista e da tecnico come giudica tutto ciò?
“Un danno enorme, una mancanza di rispetto dello Stato nei confronti della Cultura indicibile. Si dovrebbe capire che senza Cultura, senza gli spazi adeguati ad essa e i giusti riconoscimenti una società civile non può andare avanti”.

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