Magistrati: una professione al plurale

L’ordine giudiziario italiano affronta un momento non certamente facile, tra attacchi, polemiche, esigenze di riforma, necessità di ritrovare una propria ben specifica identità. In un’Italia dalle marcate differenze sociali e culturali dal punto di vista territoriale, seppur a fronte di un quadro normativo unico, la magistratura è chiamata a consolidare e rivendicare la propria indipendenza istituzionale e la propria legittimazione democratica.

Daniela Piana nel suo libro “Magistrati”, edito da Carocci (www.carocci.it), costruisce un dettagliato quadro di quelli che sono gli attuali scenari che caratterizzano il profilo professionale del giudice, evidenziando soprattutto l’interazione con l'avvocatura e i principali snodi del cambiamento culturale e organizzativo che attraversa oggi l’ordinamento giudiziario italiano attraverso l'analisi storica e la descrizione organizzativa.

Il leit motiv che guida l’analisi dell’autrice è piuttosto semplice nella sua importanza: per comprendere sino in fondo le mille implicazioni di una professione tanto delicata e per delineare i principali profili legati alla riforma bisogna necessariamente collocare il magistrato nello specifico ufficio giudiziario in cui opera e nell’ambito delle interazioni che il magistrato instaura con avvocatura, società civile, istituzioni politiche, accademia.

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