Fiat, no agli incentivi? Marchionne non fa drammi
"Sono agnostico sugli incentivi: il Governo faccia la sua scelta e noi la accetteremo senza drammi. Ma abbiamo bisogno di decisioni in tempi brevi e di uscire dall'incertezza, poi saremo in grado di gestire il mercato e la situazione, qualunque essa sia". L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, non si fa spaventare dalla possibilità che il Governo possa decidere di non concedere nuovi incentivi statali per l'acquisto di auto.
In un'intervista al quotidiano torinese "La Stampa", infatti, l'ad della Fiat ha chiarito: "Da parte nostra non c'è nessun ricatto, io voglio il dialogo. Sugli incentivi, però, sono necessarie certezze. È importante che il Governo ora decida se ci sono le condizioni per darli, ed è chiaro che sono una misura temporanea".
Dunque nessuna marcia indietro nemmeno su Termini nonostante le pressioni di entrambi gli schieramenti politici, dei sindacati e delle Istituzioni: "Abbiamo rimesso in piedi la Fiat ma se ora non interveniamo per risolvere i problemi strutturali derivanti dalla crisi rischiamo di rovinare tutto e giocarci il futuro. Oggi abbiamo 12 mila persone in più che lavorano nel gruppo rispetto al 2004. Si parla di Termini Imerese, ma ci si dimentica di Bertone e dei suoi 1100 dipendenti. Il mercato dell'auto in Europa scenderà quest'anno tra il 12 e il 16%, che significa di circa 2 milioni di macchine. Non si può produrre in perdita ma siamo pronti a farci carico, insieme col Governo, dei costi sociali di questa scelta".
Sulla questione incentivi è intervenuto anche l'esponente dl Pd Piero Fassino che dalle pagine del "Riformista" afferma: "La decisione di chiudere Termini Imerese non cambia il giudizio sulla Fiat. Sarebbe demagogico e propagandistico cambiare giudizio sulle giuste scelte strategiche dell'azienda che però ora deve trovare una soluzione per i lavoratori. Chi ha responsabilità sociale ha il dovere di offrire una soluzione".
Fassino auspica che il Governo conceda gli incentivi: "Si tratta di prendere misure per far sì che la Fiat non sia in condizione di svantaggio competitivo, dato che nei principali Paesi industriali i Governi hanno già adottato misure. Bisogna fare lo stesso da noi, quindi ben vengano gli incentivi".
Di tutt'altro avviso il presidente del Senato Renato Schifani: "In Sicilia l'occupazione è la prima e irrinunciabile risposta dello Stato e della società al giogo della mafia, che si avvale, sfrutta, ricatta i lavoratori e le loro famiglie, utilizzandoli al pari di merce di scambio con i propri interessi criminali".
"Faccio un accorato alla Fiat, ma anche a tutte le istituzioni - ha continuato Schifani -. È una richiesta da uomo del Sud che ben conosce gli ulteriori pericoli della disoccupazione per lavoratori che vivono in territori dove purtroppo esiste ancora la criminalità organizzata. E' necessario salvare quei posti di lavoro. In un momento in cui stiamo superando la più grande crisi economica del dopoguerra, dobbiamo chiedere alle imprese un ulteriore e più intenso senso di responsabilità sociale. Ritengo che anche la Fiat debba guardare all'interesse etico-sociale della produttività e del lavoro".
"Chudere Termini è un fatto scellerato - ha concluso il presidente del Senato - mi auguro che non succeda, perchè Termini Imerese è un polo industriale strategico del Mezzogiorno e il Mezzogiorno non può consentirsi questa grande battuta di arresto".

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