Ancora 68, i suoi primi quarantanni

Il vintage, ciò che sembrava essere il richiamo di ieri, lo stile che nasce dall’idea di eccellenza per il vino d’annata conservato ed invecchiato, sembra adesso non voler più tornare a rimanere chiuso nelle cantine.
Dall’indiscutibile nostalgia del passato che esso mirava a rappresentare diventa segno indelebile di un’intramontabile modernità e insegna a conoscere la storia.
Il ricordo di tempi di ieri e la negazione della corsa di Kronos sono quasi fuori moda perché il vintage, con la sua costanza, diventa la moda di oggi.
Decide così di continuare, da Milano a New York, a sfilare in passerelle e farsi notare in mostre importanti. Fa di sè stesso, non più un generico retrò ma un ripercorso centrato di storia ed eventi che l’hanno caratterizzata, facendo resuscitare idoli e personaggi.

Quest’anno tocca al 68, l’apice del XX secolo per storia, eventi e miti.
L’anno, che dicevamo essere divenuto nome proprio, adesso, accomuna ogni settore di stile e tendenze e sembra diventare addirittura una firma.

Così lo festeggiano le case più rinomate e prestigiose dell’altamoda, accessoria abbigliamento.
Kenzo e Antonio Marras si ispirano ai colori dei Fab Four, come a far sentire con il solo ondeggiar delle vesti le note di All you need is love.
John Galliano, per l’inverno di Dior, materializza quasi l’indimenticabile Faye Dunaway (di “Il caso Thomas”) con i suoi abiti a trapezi, le sue ciglia finte e i capelli cotonati.

Givenchy reinventa le scomposte bisacce di tela con un ritocco deluxe. Incorpora così in un unica it bag il modello più ribelle e decomposto e le lussuose borchie, per dire che il lusso è nel quotidiano dinamismo.
Yves Saint Laurent firma invece la sua costossissima besace stampata cocco, imperdibile per le star più famose.
Addirittura in limited edition è il sacco reso intramontabile dal famoso Fracchia, e come a dare uno schiaffo al passato poco onorevole diventa un vero e proprio pezzo di design creato da Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro.

E Valentino festeggia proprio l’anno in cui il suo successo diventa planetario con la purezza e la classe del total white, preannunciandoci il candore dell’inverno.

Da Stella Mccarney si riprende invece lo shabby chic e si da il via al delizioso modo di portare canotta e tracolla.

Anche il mito italiano della vespa riedita un suo classico special e prende il nome di vespa S.

Frange, poncho, vestiti a fiori, zoccoli, musica, libertà, sesso, uscire fuori dagli schemi. In ogni settore il look sixties prende il sopravvento.
E se la moda rispecchia la società, quella del 68 era ben mirata e in maniera diretta e persuasiva raccontava della stessa, rendendone ancora più forte la voce che gridava desideri, ideali e principi.
Oggi quella del 68 mira invece a ricordare e a festeggiare. Fine a sè stessa, vuole forse fare rivivere ai “nipoti dei fiori” quello che il 68 è stato.

A quarant’anni dal suo clamore, l’anno nato per ribellione alla società di allora, alle sue istituzioni, l’anno divenuto ideale e poi intrecciato alla politica coi suoi partiti trasformisti, oggi ritorna come a prendersi gioco di ciò che di esso era rimasto.

Come una lacuna nell’ordinamento moda, come un colmo o uno scherzo del destino, dimentica di vestire il parlamento e cerca di tappare il vuoto creato sbancando in ogni dove di stile e tendenze.
Oppure, non perdendo le sue vecchie abitudini, decide di ribellarsi non più e non solo al governo, ma anche alla sua opposizione.

Oppure ancora semplicemente, una moda, quella del 68, che ritorna solo per gridare un principio, quello cioè della conquista della sua libertà e che libertà sia... che stavolta non sia un'utopia.



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