Italia e UE: dialogo sul Maghreb
L'ondata di migranti in arrivo dalle coste tunisine, 5278 secondo le stime del Ministro degli Interni Maroni, ha dato un'occasione importante per tornare a parlare delle relazioni che intercorrono tra l'Italia, e il suo governo, e l'Unione Europea.
In settimana, Maroni ha richiesto «una convocazione urgente» del Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo per «darsi una strategia». Avanzando tale richiesta, il Ministro ha sottolineato altresì il silenzio dell'Unione Europea e della Commissione sulla possibilità di intervenire e trovare una soluzione condivisa. Infine, il Ministro degli Esteri Frattini ha sostenuto con fermezza una linea di cooperazione con i paesi del Maghreb, in particolare con la Tunisia; in concreto, tale cooperazione consisterebbe nello schieramento di forze di polizia italiane in territorio africano. Procediamo con ordine.
1 - Prima di tutto, la richiesta di un Consiglio Europeo, per quanto possa favorire il dialogo tra gli Stati Membri in relazione all'affaire “Maghreb”, non porterebbe a nulla di concreto. Il Consiglio Europeo non è un organo esecutivo : gli Stati membri possono servirsene per mettere al centro un tema di interesse e discuterlo, fare un punto e comunicarlo a mezzo stampa. Tuttavia, data l'urgenza che lo stesso Ministro degli Interni ha evidenziato, una convocazione del Consiglio Europeo è tanto appariscente quanto inutile. Un organo non esecutivo non esegue: assume una posizione, ergo chiacchiera. E chiacchierare su un'emergenza umanitaria non salverà i migranti a rischio, né fermerà gli eventuali criminali che si mischiano ad essi.
2 – Sulla sorveglianza delle frontiere, la Commissione Europea non è organo competente. A partire dal 2004, l'Unione Europea ha delegato un'Agenzia “europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea”. In gergo, tale Agenzia è FRONTEX. Operativa dal 2005, essa entra in azione su esplicita richiesta degli Stati membri.
In concreto, è lo Stato membro dell'UE che domanda a FRONTEX di inviare nel territorio o in acque sensibili gli uomini e le attrezzature di cui dispone. Con questa scelta, gli Stati membri hanno scelto di salvaguardare la sovranità dei loro confini: qualunque cosa si svolga nel nostro territorio o nelle nostre acque, siamo noi a dover richiedere che l'Agenzia entri in azione. Da qui, l'Italia non può lamentare la mancata partecipazione di FRONTEX e dell'UE su tale accadimento se la stessa Italia non ne sollecita l'intervento, dato che il fenomeno e la sua gravità ricadono per intero sulle sue frontiere. La Grecia, o la Francia, o la Spagna non avrebbero alcuna legittimazione presentando una richiesta formale: non sono le loro acque.
More solito, ci si trova di fronte all'inghippo di sempre: l'UE è certamente lenta e impacciata nella sua messa in opera; ma fingere di non conoscere come opera la sua agenzia di riferimento per le frontiere allo scopo di alimentare l'euroscetticismo resta operazione discutibile.
3 – La Tunisia ha respinto platealmente l'intervento di poliziotti italiani sul suo territorio. Non c'è di che stupirsi. Rifiutando la proposta di Frattini, la Tunisia ha espresso un concetto semplice: sul nostro territorio siamo sovrani. Cosa che, per quanto possa innervosire il Governo, resta impeccabile sul piano del diritto internazionale. Certo, la crisi istituzionale che ha manomesso il paese resta grave e merita sempre il controllo delle autorità internazionali e dei paesi vicini: ma è o non è un diritto del paese difendere la propria sovranità? E aggiungo: è o non è naturale difendere tale sovranità nel momento in cui la sua popolazione prova a ricucire le ferite di ventitré anni di dubbia democrazia?
