Del Piero pareggia Gazzetta.it

Iu ci criru!

Thrilling
A un minuto dalla salvezza matematica. Il sogno di poter staccare il biglietto per il terzo anno consecutivo in Serie A con una giornata d’anticipo, facendo così leggermente meglio rispetto alla scorsa stagione, si infrange sul piedino stirato stirato di Alex Del Piero. Un piedino maledetto per i tifosi del Catania, già pronti con i bandieroni a scendere in piazza a festeggiare. La sua voglia di far gol pesanti per la classifica cannonieri (adesso sono 19) e per gli Europei di giugno ha precipitato tre città -Catania, Parma ed Empoli- nello psicodramma da ultima giornata, con incroci talmente thrilling che nemmeno Brian De Palma avrebbe potuto far di meglio. Già, perché, senza quella rete siglata al 89’, il Catania sarebbe stato matematicamente salvo ed emiliani e toscani altrettanto matematicamente in B, elidendo conseguentemente ogni ombra di pathos dall’ultimo turno di campionato che, di contro, adesso diventa più che emozionante. Del Piero, sì, ma non solo “Pinturicchio”. “Peggio” ancora, in ottica rossazzurra, ha fatto quella pazzesca e arteriosclerotica compagine nerazzurra che, invece di vincere in pompa magna il suo terzo scudetto consecutivo al “Meazza” e al cospetto del già salvo Siena, ha pensato bene di complicarsi la vita, fallendo per di più il rigore decisivo dopo una manfrina degna del miglior Fregoli fra lo sciagurato Materazzi e quel signore del “jardinero” Cruz. Impensabile. Tuttavia, questo è il calcio, questa l’essenza di uno sport unico, capace di smentire in un colpo solo tutte le previsioni dei soliti Soloni in vena di elargizioni di Terzi Segreti di Fatima a ogni passo. Senza l’errore del centrale difensivo della Nazionale, in pratica il Catania sarebbe salvo, dovendo poi incontrare una Roma demotivata al “Massimino”. Così, invece, i giallorossi, miracolati e a un solo punto dai nerazzurri, hanno la concreta possibilità di conquistare un successo finale incredibile e insperato. Capita. E dire che i risultati finali, al di là dello pseudo-suicidio interista, si sono rivelati congruenti alle speranze di tutto l’ambiente rossazzurro, smentendo, come accennato sopra, i professionisti del magheggio e della dietrologia, dei riferimenti sicuri ai “cugini di Prandelli” o ai “fratelli di Ghirardi” oppure alle “restituzioni di favori fra Reggina ed Empoli” o ai regali del Napoli. Fiorentina, Reggina e Napoli hanno fatto il proprio dovere, senza fare sconti a nessuno. E il proprio dovere lo ha fatto anche la Juve, non giocando la partita della vita ma nemmeno regalando nulla al Catania, come testimoniato dalla rete di Del Piero all’ultimo istante della gara dell’Olimpico. Nulla da rimproverare ai rossazzurri, protagonisti di una gara tosta e giudiziosa pur condizionata dai ben noti limiti cui è ormai inutile anche solo accennare. Unica nota stonata, dunque, il mancato scudetto della squadra di Mancini. E non è poco, purtroppo. Ci si giocherà tutto, in testa e in coda, fino al 90’ dell’ultima giornata: lo scudetto, la Champions, la permanenza. Unici verdetti acquisiti, quelli relativi alla Coppa Uefa (congratulazioni a Pasquale Marino), sebbene si dovrà vedere chi fra Fiorentina e Milan accompagnerà Samp e Udinese nell’avventura nella meno prestigiosa delle competizioni europee. Al di là delle tabelle che fioriranno in questa settimana, vi è da dire che anche con un pari il Catania si salva matematicamente. In caso contrario, dipenderà dai risultati di Parma (Inter) ed Empoli (Livorno) e dagli scontri diretti con entrambe le formazioni. In caso di arrivo a pari punti con gli emiliani, salvezza al Catania; nella malaugurata ipotesi di arrivo a pari punti con i toscani, le porte del Paradiso si schiuderebbero clamorosamente al team di Cagni. Non si potrà giungere al termine del torneo con le tre squadre a pari punti, quindi la classifica avulsa è ipotesi da scongiurare. Mefistofelico che l’Empoli, peggior attacco del campionato e proveniente da due sconfitte consecutive, se si dovesse giudicare la valenza degli scontri dell’ultimo turno, al momento, pur avendo tre punti in meno dei rossazzurri e uno in meno rispetto al Parma, appaia la compagine leggermente favorita, dovendo affrontare il già retrocesso Livorno. Ma il Catania è padrone del proprio destino. Si gioca la salvezza in casa, con due risultati su tre a disposizione. Non vorremmo essere, quindi, nei panni di emiliani e toscani. Il Catania ha in mano il proprio futuro e la possibilità del riscatto nei confronti di una squadra che negli ultimi anni ha riservato solo amarezze al pubblico etneo: dal 7-0 della scorsa stagione con strette di mano varie all’eliminazione nella semifinale di Coppa Italia di qualche giorno fa condizionata dalle vicende di campionato. Ci vorrà un match epico, stile Catania-Albinoleffe o Catania-Chievo (entrambi sempre, irrimediabilmente all’ultima giornata), un match per uomini veri, sostenuti da un pubblico da leggenda, caldo, appassionato e civile. Noi ci crediamo. Il motto di questa settimana dovrà essere per ogni singolo supporter rossazzurro: “Iu ci criru”, in dialetto, bello, aperto, robusto, potente, icastico, assai poco fraintendibile e condiviso. Da tutti.

Nulla da dire alla squadra
Analizzare la partita odierna ha senso solo in prospettiva Roma. Che fosse una gara fra due squadre incommensurabili sotto il profilo tecnico lo si sapeva. Che, allo stesso tempo, fosse una gara tra due team dalle differenti motivazioni era altrettanto noto. Ne è venuta fuori la partita che tutti si attendevano: una Juve non in vena di regali ma neppure garibaldina, pericolosa in avanti ma in difficoltà sul pressing rossazzurro; un Catania ordinato e sempre pronto (da quando il tecnico è Zenga innegabilmente questo tipo di miglioramento si è visto) alla propositiva ripartenza. Peccato che non si tiri in porta, ma per quello ci vorrebbero gli attaccanti... Le scelte iniziali di Zenga appaiono funzionali alla partita, con Bizzarri al posto di Polito (l’argentino è sicuramente più forte del campano, come il campo ha ampiamente dimostrato), Silvestri, più difensore dell’incomprensibile Sardo, sulle tracce di Palladino e Martinez prima punta a cercare di mettere in difficoltà Chiellini. Ranieri, di contro, lascia a piedi solo Nedved, per il resto formazione migliore. La prima frazione, al di là di qualche buona occasione per Del Piero, è tipica espressione di similari gare di fine campionato, mentre la ripresa si apre subito con il gol di Martinez, settimo sigillo stagionale, su azione da corner, che “spariglia” il tutto, mettendo nelle condizioni i rossazzurri di gestire un risultato che sarebbe decisivo per le proprie sorti. Tutto sommato, il Catania lo fa bene, con Biagianti a fare da ottima diga a centrocampo (sta crescendo, questo ragazzo) e Martinez pronto a ripartire. Normali anche le sostituzioni di Zenga dato che Tedesco (Edusei), fra i più attivi, era apparso troppo nervoso e Vargas (Izco) non nella sua migliore giornata. In fondo, la Juve si rende pericolosa solo al 85’ con Trezeguet (bravo Bizzarri) e al 89’ con la rete di Del Piero, per giunta nata da una clamorosa ingenuità di Mascara.

Topolinik, che ingenuità!
Già, Topolinik. In questa stagione si è spremuto tanto, forse troppo. Il finale di campionato è, purtroppo, assai negativo. Ma ci sta, può capitare. L’unica cosa che non comprendiamo è come un giocatore della sua esperienza possa tirare da 30 metri quasi al 90’ con tutta la fascia a disposizione, piuttosto che tenere palla e far passare il tempo. La rete di Del Piero forse non si sarebbe materializzata. Forse. Lungi da noi creare capri espiatori, per di più riferendoci a un elemento il cui attaccamento alla maglia è indubbio, peraltro testimoniato da tante partite ben giocate (è uno degli eroi della promozione), ma probabilmente in questo finale di campionato, pur impegnandosi sempre al massimo (lo ha fatto senza risparmiarsi anche oggi, malgrado in fase di conclusione abbia prodotto poca qualità), non ha la lucidità per garantire determinati standard. Tuttavia, non ci sentiamo di criticare Zenga: se non gioca lo stanco Peppe, in attacco chi inserisce?

Match epico
Comunque, come si dice dalle nostre parti, “chiacchiri pessi” (“inutili ciarle”, per i non siculofoni). Come detto sopra, adesso l’unica cosa sensata da fare è giocarsi alla morte l’ultimo match con la Roma. Gli uomini sono questi, le scelte quasi obbligate. Conteranno le motivazioni e a entrambe le squadre non mancheranno. “Cu avi chiù sali conza a minestra” (“Chi ha a disposizione un maggiore quantitativo di sale potrà condire la minestra”, sempre per i non siculofoni), tornando al nostro dialetto. Inutile, pleonastico ribadire che, a maggior ragione in questa settimana, dovranno essere sospese tutte le ostilità, le polemiche, le rimostranze nei confronti di chicchessia. Il bene del Catania è ben più rilevante di qualsiasi querelle o di ciascun singolo protagonista del “circo rossazzurro”. Tanto, il campo ha detto, i numeri insindacabili hanno detto; la situazione è chiara e a fine stagione, comunque vada e con l’equilibrio e la civiltà di sempre, si dovranno proporre apporfondite e costruttivamente critiche riflessioni complessive che investano le strategie tecniche e comunicazionali di una società che dovrà imporsi l’imperativo categorico di produrre, dopo aver fatto in ogni caso molto rispetto al passato (e i risultati generali di questi 4 anni lo chiarificano), un ulteriore salto di qualità in termini di strutture, obiettivi e organizzazione. La Serie A lo richiede; una Serie A sempre più difficile, con il presumibile “sbarco” di altre piazze rilevanti come Bologna, Verona, Brescia o Lecce. E noi in A vogliamo rimanere, giacché la retrocessione sarebbe una tragedia economica senza pari. E faremo di tutto per sostenere lealmente la squadra e la società affinché possano realizzare questa ulteriore impresa. “Iu ci criru”. Let’s go, Liotru, let’s go!!!


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