Marella Ferrera riapre il Museo Biscari

“Le statue, i busti di marmo e di bronzo, i vasi e le altre antichità raccolte in questo museo hanno di molto allargato il cerchio delle mie cognizioni artistiche”. Così si esprimeva il celebre scrittore tedesco Johann Wolfgang Goethe parlando del Museo Biscari, visitato il 3 maggio 1787.
E se oggi non sono più presenti le statue e i busti citati da Goethe, il Museo Biscari, il grandioso palazzo settecentesco in stile barocco, fatto erigere dal principe Ignazio Paternò Castello V, riapre grazie al contributo artistico della stilista catanese Marella Ferrera.
A 250 anni dalla sua prima apertura rivivranno, quindi, le due lunghe gallerie, “Naturalia” ed “Antiquaria”, i due gradoni-altari in pietra bianca e l'originario pavimento, “ritrovato” dopo gli scavi archeologici.
La “Galleria Naturalia” ospiterà il nuovo Atelier della Ferrera, aprendosi, quindi, al mondo del fashion e dando voce a un dialogo intimo tra la stilista e la sua città, mentre la “Galleria Antiquaria”, vera e propria Galleria-Museum, manterrà vivo il ricordo di quello che nel ‘700 era considerato il terzo museo d’Italia, ospitando la mostra della stilista “Oltre l’Abito…il Pensiero” (inaugurata lo scorso 3 maggio).

Lo stile Ferrera si caratterizza per linee sobrie ma costruite al tempo stesso e per l'uso di materiali innovativi come pietra lavica, ossidiana, terracotta, cristallo di rocca, fili di rame, carta papiracea, carta tessile, sughero, radici di palma che le hanno valso l'appellativo di “sperimentatrice della moda”. Curiosità, intuizione e fantasia: sono queste, in sintesi, le sue tre “parole magiche”.
Una carriera ricca di successo, dovuto anche all’amore per la propria terra, alle cui tradizioni storico culturali la stilista attinge continuamente.

Non si smentisce nemmeno in questa occasione la “Sperimentatrice della Moda”: la donna che ha utilizzato la pietra lavica per la realizzazione dei suoi corpetti, non si limita a realizzare una semplice mostra delle sue creazioni, ma, come già suggerisce il titolo, riesce ad unire alla bellezza dei suoi vestiti, la grandezza dell’arte, in un percorso che non può lasciare indifferente lo spettatore.
Il fruitore, infatti, si trova completamente proiettato in una realtà polisensoriale, in un magico connubio tra vista, tatto e udito. La visita all’esposizione diventa così un appagamento per tutti i sensi, che rimangono sopraffatti dal gioco di luci, suoni e sensazioni.
Il viaggio comincia come una sorta di enciclopedia semiologia che ci accompagna lentamente verso l’universo Ferrera, una donna “nata dalle pezze” come la stessa stilista ammette (i suoi genitori sono sarti).
Con il suo background culturale vivido, la stilista (ma potremmo anche definirla artista) ci fa scoprire, attraverso gli oggetti, i segni e i ricordi di un tempo, la reale essenza di una donna capace di fare vivere all’interno di un antico museo il sogno del costume e della moda.

E’ una bella favola per Catania: uno dei suoi tesori storici nonché uno dei suoi più noti palazzi antichi rivive grazie ad una delle sue figlie più famose, quella Marella Ferrera che con la sua arte ha esportato la sicilianità nel mondo.

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