Un giorno speciale

Un’atmosfera di pace. Un silenzio, è proprio il caso di dirlo, religioso.
Nella chiesa Madre di Cesarò la gente sorride quando a malapena volge lo sguardo. A malapena diciamo, perché i Cesaresi presenti sono concentrati per assistere al sacerdozio di Don Domenico, loro compaesano. Il loro sorriso è stentato ed è più facilmente leggibile negli occhi, perché ieri, Don Domenico ha dato occasione ai suoi compaesani di vivere un momento a tal punto coinvolgente da far trattenere il nodo in gola.

E noi assistiamo a questo evento. Interferiamo e ve ne parliamo poiché se annualmente ognuno di noi partecipa ad almeno uno fra quei sacramenti, che diventano giorni speciali o da ricordare e che sono rientrati nelle nostre abitudini, quali cresima, eucaristia o matrimonio, questa invece è una di quelle occasioni a cui si assiste una o massimo due volte nella vita. Un giorno che, più che speciale, è unico.

Domenico Saraniti nasce a Paternò, il 14 Dicembre del 1979. Vive, insieme ai genitori e ai fratelli Salvatore e Stefania a Cesarò, in provincia di Messina, e lì l’infanzia è spensierata. Frequenta le scuole elementari all’istituto Maria Ausiliatrice dello stesso paese e poi la scuola media Don Luigi Sturzo. Poi è il turno del liceo, a Bronte, e finalmente l’università. Ma la regolarità della sua vita sembra non accontentarlo. Come chi vuole di più, come chi a tutti i costi desidera realizzare un sogno ma si accorge che il sogno non sta lì, lì dove si trova lui e dove si trovano tutti i ragazzi cesaresi della sua età. Domenico vuole diventare sacerdote. Cambia così rotta, senza pensarci due volte, senza attendere il benestare di nessuno e soprattutto senza pigrizia, senza paura e senza dubbi.

Abbiamo alzato la cornetta per capire dalla sua stessa voce cosa ha provato ieri, cosa prova oggi. Risponde la madre, Rosa, insegnante. Domenico non c’è. E’ già a Barcellona per seguire i cresimandi. Allora decidiamo di parlare con lei. In fondo lei è la madre, e Domenico, come ha ricordato anche il sindaco di Cesarò, Antonio Caputo, nel suo discorso tenuto in chiesa, “è un ragazzo cresciuto a casa, a scuola, in paese e addirittura è particolarmente vivace e non un ragazzo obbediente e taciturno, educato in un seminario.”

E sono stati i genitori, la famiglia, le sue stesse esperienze, vissute a Cesarò, che l’hanno fatto crescere e, senza saperlo, l’hanno aiutato a confermare la sua scelta. Una scelta d’amore. L’amore per gli altri e per Dio.
E Lei, come ogni madre, ha visto un figlio nascere, crescere e scegliere. Lei che si ritrova da sola, dopo la lunga malattia e la perdita del marito. Con tre figli, intenta nella loro educazione. Ci dice che quella stessa educazione, quegli stessi sacrifici che ha dovuto affrontare da sola hanno avuto risposta. I valori. I suoi figli le hanno dimostrato che hanno imparato cosa sono i valori e chi è più capace di dimostrarlo se non un figlio che sceglie di dedicarsi ai giovani e a Dio.

Io – ci dice mamma Rosa – sempre sono stata religiosa, ma la scelta di mio figlio mi ha fatto avvicinare a Dio. Non è facile – continua - quando si soffre per una malattia e poi la perdita di una persona vicina non porsi domande e non chiedere a Dio dove sia finito. Ma adesso, sono serena e lo sento vicino grazie anche alla scelta di mio figlio. E poi – conclude - sono serena perché vedo mio figlio sorridere. E’ felice.”

Ed è proprio così, aggiungiamo noi, perché ieri Domenico sorrideva. Felice, solare, raggiante, prostrato dinnanzi a Dio e davanti agli occhi di tutti, Domenico ieri ha coronato il suo sogno. Un sogno un po’anomalo, singolare ma che porta tanta tenerezza e semplicità da far commuovere.
E lo Spirito Santo lo sentiva ovunque perché “Noi – come ci ricorda lui stesso nella sua prima omelia, tenuta oggi nella parrocchia di provenienza - non lo vediamo ma è sempre presente”.
Sempre presente – ci ripete la madre – a illuminarci, queste sono le parole che più mi hanno colpito in questi giorni”. E sono le parole del figlio.

Presenti il Vescovo della Diocesi di Patti, Monsignor Ignazio Zambito, l’Ispettore dei Salesiani Don Luigi Perelli, il direttore dell’Istituto San Tommaso di Roma, Don Josè Luis Placentia, l’arciprete di Cesarò, padre Nunzio Vasta e poi tanti, tantissimi salesiani e Diocesani, che insieme hanno festeggiato Domenico nella realizzazione del suo sogno.
E adesso, vai Domenico, sogna ancora.

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