Giorgio Simonelli: "Telegiornali troppo brutti e poco interessanti"

Il professor Giorgio Simonelli è conosciuto dal grande pubblico televisivo per la sua partecipazione al programma "Tv Talk", in onda su rai 3. Ma è anche docente di Giornalismo radiofonico e televisivo all’Università Cattolica di Milano e autore di molti saggi dedicati alla tv.

Presente al Festival perugino il professore ha partecipato ad un dibattito sulla televisione italiana. Alla fine dell'incontro gli abbiamo rivolto qualche domanda.

- Le concentrazioni editoriali, la lottizzazione della Rai, il conflitto di interessi del premier influenzano la qualità del giornalismo?

"Più che la qualità influenzano la qualità della fruizione del giornalismo. Io credo che il pluralismo sia uno dei caratteri fondamentali per l'informazione. Spesso si fa il discorso dei contenuti editoriali che abbassano la qualità. Ad esempio i telegiornali: oltre ad essere faziosi sono diventati anche brutti. Questo perchè nessuno si preoccupa più di fare un tg interessante, ma si cerca di compiacere un potere politico ed economico e così non si trova nulla di nuovo. In questo modo si sminuisce la qualità indipendentemente dal contenuto".

- I critici molto spesso attaccano gli stessi programmi televisivi in cui poi vanno a presentare i loro libri. Non è un controsenso?

"E' l'ipertrofia della televisione. In nessun paese d'Europa la tv è così importante come nel nostro. Quindi un autore, un critico ha bisogno della tv per lanciarsi sul mercato editoriale. Il modo per affermarsi è essere sempre presenti in televisione".

- Per quanto riguarda la qualità delle fiction Rai ultimamente ha sollevato polemiche la chiusura della serie di Coliandro, considerata per contenuti e linguaggi la più innovativa e seguita dai giovani. Moriremo con Don Matteo?

"Quello della fiction non è un bel momento, perchè dopo il decennio scorso , che è stato molto produttivo, c'è un momento di riflusso. Ci sono stati due o tre modelli vincenti e si è andati avanti solo su quelli. La storia ci dice che momenti di creatività in Italia ce ne sono stati sempre e io ho sempre speranza che ci sarà un momento migliore".

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