Auguri papà
Sarà l’emozione, lo stress o la stanchezza,
ma siamo arrivati alle ultime ore di gravidanza; e a breve conosceremo Caterina, la nostra quintogenita.
Chissà, che non venga alla luce proprio il 19 marzo, ricorrenza di San Giuseppe, festa del papà; quasi a ricordarmi l’essenza della paternità, il modello, l’immagine di questa missione: donare la vita.
Certamente non ci sarebbe regalo più bello.
Capirete che in questo stato d’animo, non c’è spazio per la solita verve polemica.
Ed allora innanzitutto tanti auguri a tutti i papà; e non c’è miglior modo di vivere questa festa se non partendo dalla gratitudine per il nostro papà, quello che il Signore concretamente ci ha dato.
Poter guardare indietro e vedere l’amore ricevuto, gratuitamente, anche quando non lo abbiamo capito.
Poter oggi renderci conto degli errori commessi e provare a scusare quelli subiti; in altri termini riconciliarci profondamente, sarebbe una grazia inestimabile capace di dare una nuova prospettiva all’esistenza di ognuno.
Dice la Parola di Dio che la felicità su questa terra ce la giochiamo in base al tipo di rapporto che abbiamo anche da adulti con i nostri genitori, anche se defunti: un rapporto riconciliato o fatto ancora di recriminazioni e giudizi.
La Scrittura ci istruisce sull’importanza di coprire le nudità del padre, le sue debolezze, di perdonarne gli errori, tutti.
Onora tuo padre e tua madre perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio (Es 20,12)
Noè, che era agricoltore, cominciò a piantare la vigna e bevve del vino; s'inebriò e si denudò in mezzo alla sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide la nudità di suo padre e andò a dirlo, fuori, ai suoi fratelli. Ma Sem e Iafet presero il suo mantello, se lo misero insieme sulle spalle e, camminando all'indietro, coprirono la nudità del loro padre. Siccome avevano il viso rivolto dalla parte opposta, non videro la nudità del loro padre. Quando Noè si svegliò dalla sua ebbrezza, seppe quello che gli aveva fatto il figlio minore e disse: «Maledetto Canaan! Sia servo dei servi dei suoi fratelli!» Disse ancora: «Benedetto sia il SIGNORE, Dio di Sem; e sia Canaan suo servo! Dio estenda Iafet! e abiti nelle tende di Sem e sia Canaan suo servo!» (Gen 9, 20-27)
Tutto questo ci proietta poi verso una missione difficile, spesso dolorosa che spetta ad ogni papà: è quella di correggere, di educare i figli, di rappresentare per loro un limite che non può valicarsi, trasmettere loro il senso dell’autorità. Questo li farà uomini, li aiuterà a crescere, anche quando potrà sembrare solo fonte di sofferenza.
Ma l’autorità e l’educazione non sono teorie astratte: o vengono dalla nostra vita oppure i figli, attenti osservatori, capiranno immediatamente che vendiamo una moneta falsa. Guarderanno a noi, alle nostre relazioni nel matrimonio, con il lavoro, il denaro, con le famiglie di origine e ne trarranno un modello in modo molto più profondo e diretto di tante parole e teorie.
Discorsi questi che stridono nel nostro tempo in cui va di moda l’icona del papà alla nutella, quello che dà una pacca sulla spalla e via, che abdica per evitare conflitti fino a nascondere la testa sotto alla sabbia.
Che il Signore ci doni la sua grazia per compiere questa missione rispetto alla quale non di rado proviamo un senso di inadeguatezza.
Un augurio particolare a tutti papà che festeggiano questa ricorrenza per la prima volta, senza ancora poter prendere in braccio il proprio piccolo, perché ben custodito nella pancia della mamma; non c’è paternità più reale di questa né gioia più grande, generare nell’amore una nuova vita.
