Conformismo ormonale
“Proseguendo la mia riflessione, non posso passare sotto silenzio un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione”.
Con queste parole tratte dal discorso tenuto ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede lunedì 10 gennaio 2011, Benedetto XVI ha nuovamente affrontato il tema della libertà religiosa in Occidente, soffermandosi su un aspetto delicato ed assai controverso.
Permettetemi sul punto una breve riflessione.
L’educazione sessuale nelle scuole non è un qualcosa di neutro. Tutt’altro. Rappresenterebbe invece la conferma istituzionale della dittatura ormonale ad oggi in vigore secondo cui anche la sessualità va vissuta usando i principi dell’usa e getta, del consumismo. Se l’educazione sessuale consiste nel preparare gli adolescenti a rapporti sessuali sicuri non è educazione, ma vuoto conformismo rispetto a costumi logori; che lo Stato voglia farsi carico di ciò, formando secondo questi principi i propri giovani... di ciò poi se ne pagheranno puntualmente le inevitabili conseguenze.
Infatti, nel preparare l’adolescente ad avere rapporti sessuali sicuri si dà al medesimo un messaggio ben più profondo, implicito e per questo ancor più condizionante: il corpo, la sessualità vanno comunque usati e si usano così. Messaggio a dir poco devastante, che dà vita ad una situazione paradossale, assimilabile alla consegna delle chiavi di una vettura di Formula Uno ad un quattordicenne....
Chi spiega, chi insegna, invece, ai nostri ragazzi cos’è l’amore, il dono reciproco, il sacrificio, l’attesa? No questo no: tutto inizia e finisce con il corpo, quasi fossimo bestie, si scinde la corporeità dall’anima.
Chi dirà ai nostri figli che può esistere un amore che dura tutta la vita, che vale la pena cercare la propria metà, con cui condividere il cammino su questa terra? Ma chi, quando si innamora, può pensare ad un amore a tempo determinato piuttosto che ad un amore eterno? Chi dirà ai nostri figli che la sessualità va vissuta a coronamento a suggello di questo amore che anela all’infinito e di cui rappresenta un segno così efficace? Chi gli dirà che questa unione è capace di generare una vita nuova, una meraviglia e non un incidente da prevenire con il preservativo?
Non è moralismo signori, le parole del Papa rappresentano l’ultimo argine, l’estrema resistenza al dilagare del nulla che indossa i pomposi abiti delle libertà civili e del progresso.
