Coraggio Mister
Da un punto di vista prettamente calcistico, mosso dalla passione e, perché no, anche un po’ dal meccanismo da branco che ci accomuna tutti quando da una gradinata o da uno schermo ci catapultiamo sul calcio, domenica al termine della partita casalinga con il Chievo non avrei esitato mezzo secondo a urlare a favore dell’esonero di Giampaolo. Basta con questo difensivismo, con questa assenza di carattere, di motivazione.
E tutt’oggi a mente fredda resto convinto della bontà della scelta di cambiare la guida tecnica del Calcio Catania.
Tuttavia, martedì sera, ancor prima di conoscere il nome del nuovo allenatore rossazzurro, nell’apprendere l’annuncio della rottura tra Giampaolo e la società, nel rivivere in tv gli sguardi densi di tensione, l’impegno, la dedizione vanamente profusi dal tecnico di Bellinzona, mi è venuto da riflettere.
E subito il pensiero è tornato ad Atzori circa un anno fa, a Baldini ormai quasi tre a anni orsono, ma anche a tutti i personaggi, anche i più “odiati”, al momento della sconfitta, persino a Prodi nel gennaio 2008.
Abbandonare lo spogliatoio, riporre nel borsone i sogni le aspettative, i progetti dopo pochi mesi tutto finisce tra le critiche ed i fischi; esser rimpiazzati da un altro subito osannato ed accolto come l’uomo giusto al momento giusto.
Il risultato che non arriva, l’ineffabile senso del fallimento, l’amarezza per non esser riusciti ad esprimersi, la delusione per aver seminato senza raccogliere, ciò che magari raccoglieranno altri.
Non è difficile immaginare cosa si prova in questi momenti… Chi, in fondo, non si è mai trovato a viverli?
La sconfitta umanizza tutti e tutti ci accomuna, azzera molte differenze e ci riconduce al comune denominatore: siamo uomini, esseri finiti; ogni giorno fuggiamo ci divincoliamo ed infine ci scontriamo con tante forme di morte quotidiane.
Di fronte all’altrui sconfitta è becero l’accanimento, bensì nel persistere di ogni differenza o divisione, nasce spontanea una forma di intima partecipazione alla umana delusione.
Coraggio Mister, di caduta in caduta si cresce.
