Europa Europa!
Se risiedessimo in Inghilterra, e con mia moglie oltre ai nostri ormai quasi 5 figli (Caterina è attesa a giorni) desiderassimo adottare un bimbo, non ci sarebbe concesso.
E non per ragioni di ordine pubblico o di pericolo per la tenuta del sovraffollato appartamento che ci ospiterebbe, bensì per ragioni giuridiche, anzi morali.
Sentite cosa ci racconta a tal proposito l’edizione del 11.03.2011 dell’Osservatore Romano: "L'Alta Corte di Giustizia d'Inghilterra e Galles ha emesso una sentenza in base alla quale a una coppia di coniugi cristiani, appartenente alla comunità pentecostale, è stato confermato il divieto di affidamento di bambini a causa dei loro principi morali in materia di educazione sessuale e omosessualità. L'Alta Corte ha di fatto stabilito che i principi morali basati sulla fede dei coniugi sono "ostili" per l'educazione dei bambini. I coniugi, Owen e Eunice Johns, in particolare, avrebbero espresso - secondo quanto stabilito dalla Royal Courts of Justice - opinioni contrarie all'omosessualità, violando per questo il rispetto dell'"Equality Act" 2010 (la legge che punisce discriminazioni sulla base del sesso) che condensa una serie di normative che tutelano i diritti degli omosessuali."
In altri termini è sufficiente professarsi cristiani ed aderire alla morale cristiana per esser accusati di imporre una educazione ostile ai propri figli.
Così prosegue l’Osservatore Romano «L'Equality Act vieta qualsiasi discriminazione nei confronti delle coppie omosessuali e prevede, fra l'altro, anche la possibilità, per queste, di adottare bambini. In pratica, le agenzie britanniche di adozioni che ricevono finanziamenti pubblici, non possono fare differenza sulla base degli orientamenti sessuali delle persone che chiedono di poter avere cura dei bambini, ma questo ha implicato per diverse strutture cattoliche la chiusura delle attività».
Pertanto, secondo cotanta scienza per l’equilibrio e la crescita di un bambino occorre diffidare dalle coppie cristiane, mentre nulla osterebbe alle adozioni omosessuali.
Ma ve di più: l’efficentissima Germania!
Ebbene sì, se fossimo residenti in Germania a turno io e mia moglie avremmo già visitato le fredde carceri tedesche, e chissà quante altre volte ci avrebbe ospitato.
È infatti l’agenzia Zenit ( http://www.zenit.org/article-25853?l=italian) a riferirci:
"L'ultimo caso diffuso dai media è quello di una madre tedesca in carcere per non aver fatto frequentare ai propri figli le lezioni di educazione sessuale nella scuola primaria statale.
Dal 2006, in Germania si contano 35 casi di genitori condannati per la stessa ragione. Molte associazioni difendono il diritto dei genitori di scegliere l'educazione dei propri figli in una questione tanto delicata.
Negli ultimi giorni è stata diffuso il caso di Irene Wiens, di Salzkotten, condannata a 43 giorni di prigione per aver rifiutato di far assistere i propri figli alla lezione di educazione sessuale nella scuola primaria".
Vogliamo capire di cosa parlano i corsi di educazione sessuale in Germania?
Ce ne parla il sito www.lifesitenews.com ; riferendoci il contenuto del materiale distribuito nelle scuole tedesche:
“The pamphlet advises parents to permit young children "unlimited masturbation" except where physical injury becomes apparent. It advises: "Children should learn that there is no such thing as shameful parts of the body. The body is a home, which you should be proud of." For ages 4-6, the booklet recommends teaching children the movements of copulation.”
Discorsi e concetti intraducibili, perché appartenenti al linguaggio animale; chi vuole può dilettarsi.
Signori questa è l’Europa dei diritti a buon mercato per tutti; l’Europa tollerante che butta in carcere e discrimina chi dissente.
