Fantastica Routine
Eccoci giunti ai giorni della depressione collettiva: si archiviano Natale, 2010 ed Epifania; si disfano gli alberi ed i pochi presepi in via di estinzione.
Dal 10 gennaio riprende il “quotidiano”, il vissuto fatto di piccole cose, di quel tran tran che spesso appare una gabbia, quasi ad imprigionare in un'aurea mediocrità le infinite potenzialità di cui ciascuno di noi si sente legittimo portatore.
In realtà, c’è una grandiosità celata, un senso profondo in ogni piccola azione quotidiana; anzi proprio in quelle più routinarie, più nascoste più banali può intravedersi un amore profondo, quello gratuito che non cerca contraccambio, quello capace di donare una pace interiore, bene assai raro ai nostri giorni.
Mi capita di pensare a tutto ciò quando nervoso e impacciato mi accingo a cambiare il pannolino maleodorante del mio bimbo più piccolo, o a sedare le sommosse domestiche dei quattro guerriglieri di casa o a fare da portatore d’acqua nel pieno della notte, ma anche nella professione quando capita di ricevere il cliente più assillante capace di telefonate a ripetizione o di blitz senza appuntamento; c’è una bellezza nascosta nella routine, può esserci un sale capace di dare sapore anche a ciò che appare meno appetitoso.
D’altra parte anche per la Chiesa si apre da lunedì il Tempo Ordinario, passate le feste natalizie con il Battesimo di Gesù inizia protraendosi sino alla Quaresima, un tempo che richiama la vita ordinaria vissuta da Gesù, fatta di 30 lunghi anni lavorando come operaio in una periferia sperduta, sottomesso ai propri genitori all’interno di una famiglia che oggi i più illuminati non esiterebbero a definire banale.
C’è poi oggi una routine cristiana fatta di persecuzioni in Egitto, in Cina ed in tanti paesi dell’Asia, in Africa insieme a tante piccole persecuzioni psicologiche nel nostro Occidente lanciato vero l’apostasia.
In questo contesto di routine della persecuzione anticristiana, è solamente l’evento eclatante ad attirare l’attenzione dei media; ma questo non può costituire un problema per i seguaci di Cristo. Il Cristiano non cerca pubblicità, non grida vendetta, nel proprio DNA porta una natura diversa, rivoluzionaria, disarmante: quella dell’amore al nemico, dell’accettazione del torto e dell’altrui violenza senza giudicare. C’è una chiesa nascosta che sostiene il mondo con questo Spirito, portando nella debolezza umana una ricchezza divina. Mi ritornano nella mente e nel cuore le parole di San Paolo.
“E se il nostro vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio. Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù. E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo.
Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita. (...) Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne (2 Cor 4, 3-12.17-18)”.
Un caro saluto a tutti i lettori ed un invito a ritrovare nel proprio quotidiano, nella propria giornaliera “catena di montaggio” il senso profondo dell’esistenza.
