Il Sistema Silviocentrico

Si avvicina la scadenza del 14dicembre con il tanto atteso voto di fiducia per il Governo Berlusconi.
Riflettiamo su come il sistema politico nostrano in tutti i suoi schieramenti appaia a tutt’oggi fortemente radicato, in un senso o in un altro, sul personaggio Silvio Berlusconi.

Nel centro destra, nessuno spicca quale possibile successore del premier, situazione in un certo senso paradossale, vista l’età del Cavaliere ed il grado di usura politica che a distanza di 16 anni dal suo ingresso in politica si avverte pesantemente. Personalmente, nell’attuale parterre di aspiranti alla leadership gradirei uno tra Roberto Formigoni e Maurizio Lupi, ma siamo ben all’interno della sola fantapolitica e dei gusti personali.

Si profila poi il formarsi di un nuovo grande centro.
Tre lunghe storie politiche che si incontrano dopo anni di militanza in schieramenti opposti.

L’estrema destra di Gianfranco Fini ai tempi del MSI, il partito radicale di Francesco Rutelli di cui è stato presidente dei parlamentari sino al 1990, il lungo delfinato di Pierferdinando Casini all’ombra di Arnaldo Forlani.

Rutelli e Fini nel 1993 si sfidano per la carica di Sindaco della Capitale, dando vita ad uno dei primi duelli di rilievo mediatico con la nuova legge elettorale per i municipi. Proprio da questo scontro si intuirono le prime avvisaglie della prossima discesa in campo del Cavaliere, che sarebbe avvenuta di lì ad un anno.

Nel 2001 Francesco Rutelli è il candidato del centro sinistra nelle elezioni politiche che vedranno stravincere Silvio Berlusconi spalleggiato dal fido Gianfranco Fini.

Pierferdinando Casini sin dal 1994 si schiera al fianco dell’attuale premier per rimanervi sino alla svolta del predellino del novembre 2007.

Non è singolare che oggi questi tre personaggi formino il nuovo centro: i due rivali ed eterni secondi del Cavaliere e l’oppositore del 2001 nella stessa barca a creare il lato più morbido dell’opposizione all’odierno premier?

Due ex alleati scaricati ed un concorrente sonoramente sconfitto poco meno di dieci anni fa: anche questa aggregazione appare fortemente legata a Berlusconi, in sua funzione, in sua opposizione, e pur sempre a lui inscindibilmente connessa.

È proprio il caso di dire: nulla di nuovo sotto il sole.

Dalla parte sinistra dello schieramento sembra temersi fortemente una prossima consultazione elettorale, tuttavia l’unica nuova figura carismatica seppur a forte rischio di una pesante sconfitta è quella di Nichi Vendola.

Sembrerebbe troppo di sinistra per poter governare il paese, ma se non altro potrebbe immolarsi per una sconfitta onorevole e coerente dell’anima più radicale del PD.

Ricordiamo, a tal proposito, come le uniche due vittorie elettorali del centrosinistra (nel 1996 e nel 2006) nella storia italiana del dopoguerra siano accomunate dalla leadership di Romano Prodi (che in nessuno dei due casi è riuscito a superare i due anni di incarico, a causa di Bertinotti prima e di Mastella poi), ossia da un candidato premier con una storia estranea alle fila del PCI. Un altro tentativo fu fatto nel 2001 con Rutelli, ma non sortì un buon effetto. I due ex comunisti Achille Occhetto nel 1994 e Walter Veltroni nel 2008 hanno raccolto davvero poco.

Bersani non sembra proprio un leader carismatico, e potrebbe pagare anch’egli il peccato originale della militanza PCI…
Ricordiamo inoltre come ad oggi nessun iscritto al PCI abbia mai ricevuto un incarico politico di rilevanza nazionale con elezione popolare: D’Alema nel ’98 divenne presidente del consiglio nel dopo Prodi a seguito di manovre di palazzo con Bertinotti protagonista, Napolitano e Bertinotti presidenti della Repubblica e della Camera dei Deputati hanno ricevuto una legittimazione sì parlamentare ma non anche popolare, nel senso più immediato del termine.

All’attuale centro sinistra occorrerebbe un leader capace di smarcarsi dalle anticaglie ideologiche, che sappia parlare al di là ed oltre Berlusconi, che non si presti alle ammucchiate anticavaliere e che dismetta quell’aria cupa, livorosa e vittimistica in cui sembra irrimediabilmente piombato il PD.
Io direi Enrico Letta, ma non sta di certo ad un conservatore indicare il leader democratico.

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