Libia, Egitto e Algeria: libertà occidentale o fratelli mussulmani?
La crisi del mediterraneo, lungi dall’essere l’inizio della libertà per questi paesi rischia di segnare il passaggio al fondamentalismo islamico.
Nel corso della storia il binomio Islam/democrazia non risulta avere radici o espressioni rilevanti; il pensare che vi sia in atto una lotta per la libertà da cui scaturiranno libere repubbliche appare quantomeno illusorio.
Con situazioni di chiaroscuro alcuni di questi regimi oggi sovvertiti hanno garantito una dittatura soft, un’instabile equilibrio nell’assai delicato assetto mediorientale, una situazione in qualche modo “meno peggio” rispetto al dilagare del fondamentalismo islamico, sia dal punto di vista interno che internazionale.
Il fondamentalismo islamico in stile Iran, rappresenterebbe un’escalation assai più pericolosa per questi paesi e per l’assetto internazionale planetario. Meglio Mubarak o i fratelli mussulmani? O dovremmo salutare con gioia questi moti di rivolta espressione della libera piazza e della democrazia? In Egitto, il dopo Mubarak ha assunto le vesti di una temporanea dittatura militare.
Nichi Vendola, in questi giorni, sul proprio sito commenta così i fatti di questi della Libia:
“Post: Con chi in Libia si ribella. La democratizzazione di tutta l’area del Mediterraneo è una straordinaria chance per l’Italia e per l’Europa. I popoli in lotta per la libertà chiedono all’Europa di essere meno pigra culturalmente e meno inerte politicamente”.
È troppo semplicistico accogliere con entusiasmo la rivolta di questi popoli, auspicando che ciò segni un passaggio alla libertà, ai nostri costumi politici. Non si può prima sputare sul piatto su cui si mangia e poi offrirlo agli altri, o sperare che venga offerto anche a loro. Una certa sinistra ci ha sempre parlato di una incomparabilità tra le diverse civiltà, anzi ha sovente accusato la nostra cultura, il nostro sistema, coltivando un senso di colpa che dovrebbe colpire l’opulento occidente decantando e denunciando una superiorità morale di altri popoli, costumi e religioni.
Non possiamo adoperare le nostre categorie, i nostri parametri frutto di millenni di tradizione, peraltro da noi stessi rinnegata, per comprendere dei fenomeni e delle dinamiche che con la nostra storia occidentale non hanno nulla a che fare…
Laddove manca una cultura della persona umana, con la sua inestimabile dignità, laddove la donna non ha diritti, può nascere la democrazia?
La fede in un dio irrazionale che inciti alla violenza alla jihad può costituire la base per una civilità democratica? La storia sino ad oggi dice di no. La storia dice che nell’Islam una dittatura illuminata è il male minore. Il resto è propaganda....
Risuonano a tal proposito le parole pronunciate da Berlusconi, che il 26 settembre 2001 da Berlino dichiarava: "Noi dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà [...] l'occidente continuerà a conquistare popoli [...] non dobbiamo mettere le due civiltà sullo stesso piano: la libertà non è patrimonio della civiltà islamica" e bisogna "estendere a chi è rimasto indietro di 1400 anni i benefici che l'occidente conosce".
Non so se ricordate il clamore con cui queste parole vennero accolte, ma era un Cavaliere meno distratto…
