Luce del mondo, il messaggio del Papa travisato dai media
Eccoci giunti al fatidico giorno del libro intervista «Luce del mondo» che raccoglie la conversazione di Benedetto XVI con il giornalista e scrittore tedesco Peter Seewald.
Questo volume, già prima di giungere negli scaffali delle librerie, ha fatto clamore con uno slogan che sembrerebbe racchiuderne l’intero contenuto: “Benedetto XVI: l'uso del profilattico è giustificato in alcuni casi”. Giornali, radio, telegiornali a brandire questa grande svolta epocale, come si trattasse di un qualcosa di decisivo.
In realtà stupisce come il Papa da una parte e i media dall’altro parlino due linguaggi inconciliabili.
Il Pontefice mostra una luce per il mondo rappresentata dalla Chiesa, dagli attuali discepoli di Cristo, che con la loro vita ispirata radicalmente al Vangelo possono illuminare questa società, interrogandola. La Chiesa vista come un servizio, una missione per l’annuncio del Vangelo, di una Buona Notizia: è possibile una vita diversa, controcorrente, mostrata al mondo, a milioni di uomini che forse non apparterranno mai alla Chiesa, ma che da essa trarranno una luce, un giovamento, una speranza.
Di ciò parla Benedetto XVI in questo libro, ricalcando in parte alcune posizioni articolate nel volume “Senza Radici” scritto a quattro mani con l’allora Presidente del Senato Marcello Pera, laddove il Cardinal Ratzinger relegava ad alcune “minoranze creative” capaci di vivere radicalmente il Vangelo, la trasmissione della fede in un Europa laicizzata che rinnega le proprie radici cristiane.
Benedetto XVI non avverte una questione di audience, di numeri, di grandezza statistica, ma l’urgente necessità di una luce, che mostri il percorso dell’uomo, la strada da seguire, che aiuti a discernere il bene dal male.
I media hanno subito mostrato di non cogliere nulla di tutto ciò. In questa marmellata buonista del pensiero unico dominante c’è un’unica urgenza, che il Papa, la Chiesa spengano la luce, che anch’essi cedano al preservativo, che smettano di proclamare la Verità, che scendano a compromessi, piegandosi anch’essi all’utilitas, alla comodità, al benessere come unici obiettivi da perseguire.
E allora manipolando le parole del Papa si vogliono estorcere aperture sul profilattico, come per mettere a tacere il resto, per oscurare la luce, nascondere il vero messaggio del Papa, così in contrasto con l’appiccicosa dittatura alla nutella dove tutto è buono, tutto è giusto purché nulla vieti e nulla imponga... a nessuno.
In realtà nella nostra società non c’è spazio per una voce diversa che veda nella sessualità un dono reciproco, da vivere in pienezza, fino in fondo nel matrimonio rifiutando il preservativo, accogliendo la vita, i figli che Dio dona.
Mi ha molto colpito questa frase pronunciata dal Pontefice, sbirciata tra le anticipazioni circolate in questi giorni: “Tutta la mia vita è sempre stata attraversata da un filo conduttore, questo: il cristianesimo dà gioia, allarga gli orizzonti. In definitiva un'esistenza vissuta sempre e soltanto «contro» sarebbe insopportabile”.
La condivido appieno, da misero seguace di Gesù Cristo, o aspirante tale, non posso che confermare questa immensa gioia presente nel Cristianesimo, nel Vangelo capace di trasformare la vita, di rivoluzionarla completamente. Se penso a come questa Buona Notizia ha rivoluzionato la mia esistenza; mi basta guardare il pancione di mia moglie in attesa di Caterina, la nostra quintogenita, nel frastuono generale fatto di risate urla e pianti dei quattro gioielli già venuti alla luce, per riconoscere che tutto è un dono, segno di un amore profondo gratuito, che non può che ingenerare gioia a riconoscenza.
Ma perché tanto interesse su ciò che la Chiesa “proibisce” o “impone”? Il Papa parla in nome della Chiesa non imponendo nulla a nessuno, e con la sola autorità che gli viene spontaneamente riconosciuta dai fedeli. Ma è indubbio che questa voce, l’unica fuori dal coro, dia molto fastidio.
