Pietro getta le reti
Pietro getta le reti
Il Pontefice ed il web: rischi, cautele, e orizzonti di ma una sfida irrinunciabile per il cristianesimo
Nel giro di tre giorni tre interventi a dir poco incisivi di Benedetto XVI che riassumono e sottolineano i tratti salienti di questo pontificato.
La strenua contrapposizione al relativismo, dell’io sotto la forma di un evanescente e quanto mai individualistico concetto di coscienza; la seria minaccia che sta vivendo il matrimonio cristiano; ove gli sposi spesso impreparati si avvicinano ad un sacramento quasi vantando un altrettanto individualistico diritto al matrimonio, alla cerimonia, sorvolando su ciò che detto sacramento significa, rappresenta e costituisce per gli sposi, per la Chiesa e la società tutta.
E da ultimo la nuova frontiera di quella che Joseph Ratzinger, nel messaggio per la quarantacinquesima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, definisce ”la pubblica arena digitale”; una realtà che nasconde non poche insidie e pericoli, ma che nel contempo apre importantissime e nuove possibilità di comunicazione, cui il Pontefice invita ciascun cristiano ad accedere per diffondere la Buona Notizia.
LA RETE E IL RISCHIO DELLA CREAZIONE DI MONDI PARALLELI AL REALE
Lungi dal demonizzare questi nuovi strumenti di comunicazione il Papa pone l’attenzione sui rischi che l’arena digitale presenta, sottolineandone uno su tutti: il crearsi un mondo parallelo, una realtà virtuale che potrebbe catturare e sottrarre importanti energie alla vita reale.
In altri termini il pericolo di perdere la pienezza dell’autentico contatto umano, di acuire in fondo solitudini profonde che il web può solamente anestetizzare.
Come negare che l’altro, il prossimo nel quotidiano costituisca una potenziale minaccia all’ego strutturato difeso e spesso barricato di ognuno? Quante incomprensioni, problematiche di ogni genere, gelosie, delusioni? In questo contesto l’amicizia virtuale corre il rischio di tramutarsi in una grande illusione; quella di poter cogliere solamente il lato indolore della relazione umana con il prossimo.
Non vorremmo soffrire e per far questo spesso siamo anche disposti a rinunciare a vivere, a rischiare ad amare; le amicizie virtuali costituiscono un ottimo surrogato.
LA VERITA' DEL VANGELO IN RETE NON TRAE VALORE DALLA POPOLARITA' E NON VA RESA ACCETTABILE
Inoltre Bendetto XVI, rivolgendosi direttamente ai cristiani, mette i fedeli in guardia di fronte al rischio di negoziare la verità del Vangelo sul web, di barattarla ai fini dell’audience secondo le imperanti leggi del consenso, finendo così per annacquarla.
“L’impegno per una testimonianza al Vangelo nell’era digitale - scrive il Papa - richiede a tutti di essere particolarmente attenti agli aspetti di questo messaggio che possono sfidare alcune delle logiche tipiche del web. La verità che cerchiamo di condividere non trae il suo valore dalla sua “popolarità” o dalla quantità di attenzione che riceve. Dobbiamo farla conoscere nella sua integrità, piuttosto che cercare di renderla accettabile, magari annacquandola”.
INVITO A UTILIZZARE IL WEB COME ASPETTO REALE DELLA NOSTRA VITA
Tuttavia le parole del Papa non si limitano agli aspetti più propriamente precauzionali sinora passati in rassegna.
Benedetto XVI conclude il proprio messaggio con un invito rivolto ai fedeli, quello ad entrare nel web come in un aspetto reale che ormai costituisce una parte integrante del vivere, ivi annunciando Gesù Cristo, risorto. C’è un’immagine stupenda richiamata dal Pontefice, quella del dialogo del Cristo risorto con i discepoli di Emmaus. Un dialogo sincero, profondo, graduale e rispettoso che interroga e tocca il cuore di chi ascolta. Quello che miseramente, ma davvero miseramente vorremmo tentare in queste pagine.
“Vorrei invitare - conclude il Pontefice - i cristiani ad unirsi con fiducia e con consapevole e responsabile creatività nella rete di rapporti che l’era digitale ha reso possibile. La proclamazione del Vangelo richiede una forma rispettosa e discreta di comunicazione, che stimola il cuore e muove la coscienza; una forma che richiama lo stile di Gesù risorto quando si fece compagno nel cammino dei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35), i quali furono condotti gradualmente alla comprensione del mistero mediante il suo farsi vicino, il suo dialogare con loro, il far emergere con delicatezza ciò che c’era nel loro cuore.”
