Beppe Alfano, il coraggio della coerenza

Durante gli anni novanta vivere a Barcellona Pozzo di Gotto vuol dire trovarsi in mezzo ad una cruenta guerra di mafia per la spartizione di un territorio conteso. Negli anni novanta in quel centro del messinese ci viveva anche un professore con la passione per il giornalismo. Si chiamava Beppe Alfano e insegnava educazione tecnica nelle scuole del messinese. Era un uomo appassionato, fiero e soprattutto coerente con i suoi principi di verità e giustizia.

La sua prima passione era la politica: una lunga militanza nelle file dell’allora Movimento Sociale Italiano, l’aveva però portato a guardare con occhio sempre più critico i candidati e gli amministratori locali. Ma la sua passione più grande era il giornalismo. Iniziò ad occuparsi di sport per alcune emittenti radiofoniche, finchè decise di fondare una televisione che dedicò ampio spazio alla politica e ai problemi locali: Telenews.
Beppe Alfano, assieme all’amico e collega Mazza (anch’egli verrà assassinato per mano mafiosa), mise in piedi una televisione scomoda, di denuncia. Condusse una trasmissione in cui il politico di turno veniva costretto a rispondere alla mitragliata di domande di Alfano. Domande, ovviamente, non concordate e spesso scomode.
Nello stesso tempo, a partire dall’inizio degli anni novanta, iniziò a collaborare per il quotidiano “La Sicilia” e fornì importanti scoop mai pubblicati da nessun altro cronista.
Allora perché una persona così seria e coerente è stata uccisa a colpi di pistola l’8 gennaio 1993?

La risposta è semplice. Alfano aveva toccato dei nervi scoperti della politica e dell’imprenditoria. Secondo la Commissione Parlamentare Antimafia nel 1991 il Consiglio Comunale di Barcellona, contravvenendo al capitolato d’appalto, aveva stipulato una convenzione per tre anni con una ditta che faceva capo ai gruppi criminali della zona. Episodio denunciato da Alfano ma passato sotto silenzio. Questo perché l’intreccio mafia-politica risultava predominante nella realtà di Barcellona.
Nel 1992 Alfano mise a segno un grosso scoop, di quelli che in Sicilia ti costano tante antipatie e sguardi torvi, anche da parte di chi fino a poco prima ti considerava un amico. Lo scandalo coinvolse l’unità Sanitaria Locale di Milazzo e più in particolare l’Aias (Associazione Italiana Assistenza Spastici).

Quest’ultima era una struttura privata che però otteneva cospicui finanziamenti regionali e gestita da soggetti politici legati ai governi democristiani. Beppe Alfano andò a scavare nelle acque torbide della struttura e scoprì che la Regione versava anche 15 miliardi l’anno per dubbie opere da realizzare. Inoltre la la struttura contava oltre seicento dipendenti assunti per via clienterale.

Alfano è uno che parla, riflette e denuncia. Ha molti amici tra la Polizia e i Carabinieri e dai malavitosi locali è visto come una sorta di confidente scomodo. E quindi potenzialmente pericoloso.
Quando i colpi di una calibro 22 in una serata d’inizio anno trafiggono il corpo del giornalista nessuno si sarebbe mai potuto aspettare tanto veleno e tanta ingratitudine: il sindaco non proclama il lutto cittadino e si diffonde subito la voce che Alfano sia stato ucciso o per debiti di gioco non saldati, o per una questione di donne.

Le solite infamie di marca sicula per delegittimare uno scomodo come Beppe Alfano

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Inchiostro Rosso