Inchiostro rosso, lo speciale per ricordare
Un percorso per conoscere e capire otto storie diverse ma tutte con lo stesso tragico finale. Un percorso per comprendere quanto sia importante la nostra professione e per ricordarci che farla bene è, in primis, un dovere morale. Racconteremo le otto storie dei giornalisti siciliani uccisi a causa del loro lavoro.
Otto storie torbide, di mafia, di poteri forti e soprattutto di mezze verità. L’informazione nella nostra terra ha un ruolo importante e molto delicato, che però spesso non viene riconosciuto o legittimato.
Al di là delle pressioni mafiose e politiche la vita di un giornalista siciliano, anche di provincia, è molto più dura di un suo qualsiasi altro collega. Ci sono le minacce (ultimamente nel mirino è stato messo Lirio Abbate) e i muri di omertà difficili da abbattere. Ma ciò significa che la parola è un’arma in più per difenderci dalla criminalità. Ce lo hanno dimostrato otto giornalisti: Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Giuseppe Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Beppe Alfano.
Il ricordo non vuole essere una delle solite e stantie celebrazioni e passerelle: ne abbiamo sin troppe. Palermo, ad esempio, sembra un triste cimitero a cielo aperto. Troppi morti che però non sono serviti, nonostante il loro impegno, a estirpare la mala pianta insita in Sicilia.
Recentemente, durante un convegno sul giornalismo isolano, Attilio Bolzoni, uno dei giornalisti di punta de “La Repubblica”, ha detto che 'è più facile fare il giornalista a Kabul o a Bagdad che a Palermo'. Parole forti specchio di una realtà non semplice per nessuno.
Abbiamo il dovere di ricordare e di continuare a lavorare per far sì che il sacrificio dei nostri colleghi non sia stato vano
