La rizzagliata
Andrea Camilleri, con il suo ultimo romanzo edito da Sellerio, abbandona il fortunato commissario di Vigata e si sposta da Marinella a Palermo, cambiando completamente personaggi e ambientazioni.
Il linguaggio è sempre il tipico: un dialetto italianizzato, che tanta fortuna ha portato allo scrittore agrigentino. La rizzagliata è un termine usato dai pescatori. Precisamente il rezzaglio è una rete gettata in acqua per cercare di prendere più pesci possibile, di qualunque specie essi siano. E, in effetti, i personaggi del romanzo riescono a confondere le acque di questo giallo, già di per sè intricato.
L’autore “pesca” nella cronaca italiana e prende spunto da uno dei casi di nera più controversi e discussi degli ultimi anni: Garlasco. L’omicidio irrisolto di Chiara Poggi e i sospetti, mai confermati da una sentenza, sul fidanzato Alberto Stasi. Camilleri, partendo dall’omicidio, che nel romanzo è un omicidio eccellente, in quanto la ragazza risulta essere figlia di un potente senatore, getta la sua rete e confonde piste e uomini in un intrico che si dipanerà solo alla fine.
Il racconto procede sotto il punto di vista del direttore del tg della Rai siciliana. Un’incursione sui modi e sui tempi del giornalismo, che Camilleri dipinge sempre politicaly correct e asservito ad altri interessi, che travalicano quelli esclusivi dei cittadini. Non poche polemiche negli ambienti della Rai isolana ha suscitato il romanzo. Nella sede panormita del tg, si dice che il libro sia stato passato al setaccio a caccia di riferimenti a personaggi reali.
Ma lo scrittore giura e spergiura che sia tutto frutto della sua fantasia. Fantasia che, in un gioco di potere, di informazione negata, di magistrati accondiscendenti e di amori infranti, avvilupperà il lettore in un’abile ragnatela tessuta dall’autore.

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