Recensioni, Le perfezioni provvisorie di un eroe romantico

La trama è un pretesto, il plot rallentato, tanto che a un certo punto della narrazione non ci importa nulla, o quasi, di “Manuela, studentessa universitaria a Roma, figlia di una Bari opulenta, scomparsa in una stazione ferroviaria”. Sulla vicenda della studentessa indaga l’avvocato Guido Guerrieri, che si trasforma come un super-eroe in versione fumetto, da legale a detective, un po’ Dylan Dog e un po’ Nick Belane.

Il volere conoscere le sorti di una “ragazza per bene” è innegabile, non fosse altro per quella curiosità naturale che suscita la lettura di un giallo.

Se l’ultimo legal thriller di Gianrico Carofiglio non fosse un legal thriller non ci meraviglieremmo. Ciò che ci cattura de “Le perfezioni provvisorie” è la sua anima: digressioni e analessi ne costituiscono la vera essenza. Si avverte tutta quella necessità non necessaria e non accessoria, di “chi legge troppi libri” e “spesso fa cose di cui non c’è alcun bisogno”.

Il vagare e divagare dal nucleo narrativo per percorrere i corridoi dei palazzi di giustizia diventa uno strumento per costruire raffinate parentesi in cui attraverso reati, norme e sentenze affiorano volti e caratteri dei diversi tipi umani, di palazzinari, ladri e truffatori.

Alle divagazioni si alternano i pensieri dell’avvocato Guido Guerrieri, pensieri che procedono a ritroso, sfogliando l’album dei ricordi: l’accenno a “quel signore francese” (Proust) e al biscotto inzuppato nell’infuso di tiglio va da sé. Pagine di intensa intimità meta-letteraria, in cui fluiscono piacevolmente rimandi e citazioni, e ancora prosa, versi, pellicole cinematografiche e canzoni. E i ricordi si affollano, uno dopo l’altro, perfettamente accompagnati da precise colonne sonore del pensiero: “Have you ever seen the rain”, “Piano Man”, “Time passages”, “Dance me to the end of love”, su tutte, e ancora De Andrè, De Gregori e Paolo Conte.

Inquiete riflessioni sulla felicità di cui non ci si accorge e su quella che non dura, sulla euforia procurata dalla possibilità di avere infinite possibilità, sul “senso di perfezione che hanno solo le cose provvisorie e destinate a finire presto”. Un romanzo in cui certo il lettore tende ad identificarsi con Guido Guerrieri, le cui riflessioni assumono una valenza universale: la necessità del cambiamento e il convincersi vigliaccamente di non averne voglia.

“La vita che accelera con l’età” palesa il malessere di un avvocato ultraquarantenne in crisi, sedotto da una bella e disinibita ventenne, a cui fa da contorno la retorica di prostata, viagra e urologia, certo non senza la giusta dose di ironia. Un po’De Niro in “Toro Scatenato” e un po’ Charlie Brown, Guido Guerrieri, eroe romantico e antieroe contemporaneo dei sentimenti, vive esule in un mondo con il quale non si identifica, ma nonostante ciò non priva il lettore della speranza, ancora una volta in suo soccorso giunge la sua musa, Letteratura: “Il rimedio all’imprevedibilità della sorte, alla caotica incertezza del futuro è la facoltà di fare e mantenere promesse”.

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