Recensioni, La chiave del silenzio

Milena Garsia, la giovane autrice del libro “La chiave del silenzio”, edito da Demian Edizioni nel 2009, si presta ad un'intervista con SiciliaToday.
Il romanzo, ambientato nell'isola di Pantelleria, tratta dei conflitti irrisolti tra la famiglia mafiosa dei Bonini e quella dei Ferrari. Questi ultimi, tornando sull'isola dopo molti anni, vogliono vendicare i gravi torti subiti dai primi.
Dall'intreccio ben studiato dei rapporti tra gli isolani, fa capolino una descrizione affascinante e suggestiva del paesaggio pantesco, con le sue luci e le sue ombre. Paesaggio al quale la scrittrice si dichiara profondamente legata, e che come vedremo tornerà a trattare.

Hai scritto il tuo racconto a soli vent'anni, e dopo averlo tenuto nel cassetto per quattro anni sei riuscita a pubblicarlo. Quali sono state le difficoltà incontrate come giovane scrittrice emergente? E cosa c'è adesso nel cassetto?

Pubblicare, è la cosa più difficoltosa. L'Italia è piena di case editrici improvvisate, che domandano contributi e magari lasciano il libro per cui hai tanto faticato a macerare in magazzino, dopo averti promesso stelle e oceani. La rete mi è stata di grande aiuto per non cadere nelle tante trappole dell'editoria a pagamento: in due mesi sono arrivate 13 proposte editoriali, grazie ad internet mi è stato possibile prendere informazioni sui trascorsi e l'affidabilità della casa editrice in questione, evitando così di firmare contratti ad occhi chiusi.
Nel cassetto comunque c'è un altro libro, ambientato stavolta tra Pantelleria e Palermo.

A proposito di Pantelleria, protagonista indiscussa del romanzo. Tu scrivi “Il pantesco sparirà con te, e nessuno ne saprà mai nulla”, a cosa ti riferisci? E cosa del microcosmo pantesco resta nascosto all'occhio del turista estivo di passaggio?

Pantelleria è un'isola meravigliosa, che offre la possibilità di fare splendide escursioni. Di qui anche il mio progetto di diventare una guida naturalistica equestre, per cui studio adesso a Palermo sebbene torni sull'isola ogni qual volta sia possibile. Al turista sfugge però la quotidianità e le sue tante problematiche, quali la difficoltà dei giovani nel realizzare i propri progetti, il bisogno di uscire dall'isola per diventare qualcuno e tornarvi, non sapendo però se ci si troverà posto. L'economia è legata al turismo, e bisognerebbe incentivare lo sviluppo dei posti di lavoro per i giovani. Inoltre la popolazione è per lo più anziana, e tra turisti e immigrati la presenza straniera incalza su quella pantesca, prendendone il sopravvento. Da questo nasce il timore che il pantesco sparisca.

Al centro della vicenda del “La Chiave del silenzio” vi sono gli sgarri tra due famiglie e i conti in sospeso da saldare. Perché nel raccontare del fascino meridionale si finisce spesso col ricorrere al fascino più oscuro della componente mafiosa?

Specifico innanzitutto che la storia è tutta frutto della mia fantasia. Comunque è vero che il meridione ha sempre faticato ad avanzare ed è sempre stato vittima di una politica debole, che favorisce i prepotenti. Ma la mia storia non è legata alla mafia, è Donata ad essere al centro della vicenda, è l'io narrante che dà voce ai più deboli, dando loro la possibilità di riscattarsi. Tematica, quella del riscatto, che tratterò anche nel mio prossimo libro.

La tua storia ha un finale che sembra essere senza colpevoli e pieno di vittime, nonostante i molti sbagli dei protagonisti. Da cosa deriva una visione così indulgente dell'umanità? E come si concilia al senso di diffidenza che trapela dai brani poetici che intervallano il racconto?

La poesia è utilizzata come introduzione ai vari capitoli, una sorta di sinossi che prepara il lettore a ciò che sta per avvenire, espediente tra l'altro che pochissimi autori hanno usato.
Ma l'atteggiamento preponderante è quello indulgente verso chi sbaglia, verso chi dovrebbe avere la possibilità di riscattarsi e risanare le proprie paure e i propri attimi di follia.

Possiamo definire il tuo racconto come un giallo ambientato nel Sud. A che modelli letterari ti rifai?

L'ispirazione mi viene dalla realtà che mi circonda. Leggo molto, certo. Ma le mie letture sono disparate, amo spulciare libri di scrittori emergenti come me, con i quali ho scambi di opinioni e confronto. Ma le mie storie hanno radici nella quotidianità.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Libri