Recensioni, 100% sbirro
Le ore passate ad ascoltare le intercettazioni telefoniche, le nottate di appostamenti notturni al freddo, la tensione prima di un'operazione e la gioia per un arresto. E' ciò che racconta il nuovo libro "100% sbirro", edito dalla casa editrice Flaccovio, scritto da un poliziotto della squadra Catturandi di Palermo che si firma, per ovvi motivi di sicurezza, con la sigla I.M.D.
Il libro, curato da Raffaella Catalano, è il sequel del precedente "Catturandi", solo che aggiunge il modus operandi della squadra a partire dagli ultimi e importantissimi arresti di boss mafiosi: da Provenzano ai Lo Piccolo.
Il ritmo, sempre alto ma piacevole, è scandito dalla descrizione di momenti di quotidianità e routine, con il contorno di episodi spesso esilaranti, ma anche da attimi di tensioni e di smarrimento.
La Catturandi è una vocazione e i suoi uomini sono come dei missionari che, giorno dopo giorno, vanno "a caccia" di mafiosi. Ma spesso arrivano il logoramento e la stanchezza, scacciati dalle grigliate di carne assieme, dalle barzellette e dalle gaffes. Infatti tutti gli uomini di questa squadra vivono in perfetta simbiosi, agiscono in sinergia e costituiscono un'unica grande famiglia allargata.
Anche quando a volte sbagliano: come, ad esempio, quando scambiarono un placido vecchietto per il boss dei boss Bernardo Provenzano. Dopo l'eccitazione del pedinamento, l'anziano venne arrestato ma ben presto si capì lo scambio di persona e venne rilasciato subito. Ancora nei corridoi della Catturandi riecheggiano le risate per questo episodio.
Oltre le risate ci sono sudore e lacrime: sudore per le difficoltà quotidiane, come i mezzi finanziari spesso ridotti o una pista sbagliata seguita per troppo tempo, e lacrime per tutti i colleghi morti per combattere una battaglia giusta.
"100% sbirro" si chiude con alcune testimonianze dei collegi di I.M.D. ed è un libro utile, che fa capire l'impegno dei siciliani che combattono altri siciliani, il valore della parola "sbirro", spesso usata in maniera dispregiativa ma che racchiude dentro sé una grande etica della professione.
