Recensioni, Dio ha misurato il tuo regno
Gli appassionati lettori possono tirare un sospiro di sollievo. Esistono ancora dei capolavori della letteratura che, nascosti e quasi dimenticati tra le pieghe della storia, di tanto in tanto vengono riscoperti e riproposti al pubblico dall'opera meritoria di alcuni editori.
E' il caso di questo straordinario romanzo "Dio ha misurato il tuo regno" dell'ungherese Miklós Bánffy, pubblicato con grande successo negli anni Trenta, caduto in disgrazia nel Secondo dopoguerra, e adesso riproposto in una nuova edizione dalla Einaudi.
Ambientato nell'Ungheria di inizio Novecento, il romanzo è un grande affresco della vita nobiliare magiara in Transilvania. Pervasa dalle convenzioni sociali, da un rigoroso quanto formale senso dell'onore, dall'ossessione per il rispetto, anch'esso puramente formale, della legalità (da cui non sono scevri neanche i più riottosi rivoluzionari), essa travolge tutti coloro che decidono di affermare valori reali al di fuori di ciò che è convenzionalmente ritenuto giusto e doveroso.
In un mondo siffatto l'amore è un sentimento troppo "nobile" per affermarsi tra gli aristocratici, e chi decide di farsene alfiere viene sistematicamente sconfitto e annientato senza appello.
Miklós Bánffy tratteggia tutto questo con grande raffinatezza affascinando via via i lettori che lo seguono nel groviglio di personaggi (memorabile quello dell'avvocato-deputato romeno).
La storia dell'Ungheria, la crepuscolare storia di un universo ormai al tramonto, interessa solo di riflesso i protagonisti del romanzo, che, o non se ne curano, o non riescono a dominarla. Gli aristocratici magiari, quei pochi interessati a ciò che li circonda, sono intenti, come nei mirabili versi posti all'inizio del libro, a litigare su questioni di lana caprina, mentre attorno a loro il mondo si avvia inevitabilmente al cambiamento.
Alcuni di essi si accorgeranno troppo tardi di quanto è ormai avvenuto, e non avranno la forza morale di opporsi alla corrente della Storia.
