Recensioni, “Palermo è fimmina…con rispetto parlando”

Saper utilizzare le parole è pregio sì, ma non di tutti. Al fine di una produzione letteraria piacevole non sono indispensabili florilegi di chissà quale matrice aulica. Con l’arma del verbo affilata al punto giusto, garbo e spassosità diventano variabili in positivo di un libro come quello scritto da Maria Cubito. Un libro scorrevole, piacevole e leggero, nelle accezioni più positive dei termini.

E’ l’autrice stessa la prima a ridere, fors’anche con diverse punte d’amarezza, della condizione di “donna in carriera”, che poi è anche la sua. Uso delle parole e ripetute interazioni interpersonali ne fanno puntigliosa osservatrice di quel teatrino comico-grottesco che è la Sicilia. Palermo diviene microcosmo riassuntivo di tuta l’isola, simbolo dei tanti stereotipi tratteggiati sia umani che linguistici.

Una miscellanea di contenuti che, giocando con ricordi ed elementi autobiografici, non smette mai di risultare d’attualità specie nello sfottere storture croniche ed incorreggibili del popolo della Trinacria.

Ci sono quegli esilaranti tentativi di italianizzare il dialetto, c’è la femminista quanto vera divisione per stereotipi del maschio siculo, ci sono le inettitudini nelle quali i social network odierni ci hanno inghiottito tutti, ma proprio tutti.
La ama la sua terra Maria Cubito, la ama eccome. Perché i sorrisi spontaneamente prodotti da alcuni suoi racconti si tramutano, in sottofondo, in ghigno beffardo e malinconico. Quello di chi si danna l’anima, smanioso di raddrizzare una realtà a volte fin troppo storta, prima d’accorgersi che parte del suo fascino risiede proprio nei suoi difetti.

Da catanese ho probabilmente consultato le note esplicative di alcuni termini più di quanto non farebbe un “continentale”, imparando a nuotare nell’abisso linguistico che in effetti scopro intercorrere tra Catania e Palermo. Poi è l’autrice stessa che disegna un impercettibile ponte tra le due città, viaggiando con i ricordi dall’ infanzia ai piedi dell’Etna (è lì che è nata), sino all’oramai consolidata realtà palermitana. Lei che ad un primo e fugace sguardo appare bella, mediterranea e “sapurita” (anche “giniusa”, come preferite), tradisce origini irrimediabilmente vulcaniche.

Le pagine parlano così come parlerebbero due amici, con semplicità. Nelle situazioni divertenti tanto quanto nelle rimembranze di tempi andati. “La casa dell’anima”, sono pronto a scommettere, è quel luogo dove chiunque leggerà potrà riconoscersi. Ognuno col suo bagaglio d’intimità ha nel cuore i profumi fortissimi dell’infanzia, di case vecchie, di nonne affettuose come e più di una mamma, di paesaggi pronti per anni ad abbracciare chi era allora bimbo e viveva la sua spensieratezza.

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