Sesso e castità sembrano incontrarsi, come non fossero mai stati in perfetta antitesi, per mischiare le proprie regole e sciogliere le riserve sul loro scontro. E inizia Il Conto delle minne: il romanzo che ogni donna siciliana avrebbe voluto scrivere.
Il conto è infatti il resoconto sulla propria vita che, così come il malizioso dolce di Sant’Agata, diventa opera d’arte: parte dal passato, dal periodo dell’intramontabile fanciullezza, di cui Agata, la protagonista del romanzo, che eredita il nome dalla nonna, ricorda tutti i particolari e ne riporta i più indimenticabili, quelli che segneranno per sempre la sua vita e le sue scelte: da quelle scontate a quelle inconsapevoli.
Fra ricordi, proverbi e vicende quotidiane, feriali o festive, un segreto, un’arma vincente: il metodo giusto per contare le minne, che devono sempre risultare pari, il segreto svelato dalla nonna alla nipote e che può segnare la vita di una donna, le cui minne sono protette dalla Santa di Catania.
Significativo e profondo, dal sapore di un classico, il romanzo rievoca la storia delle due famiglie d’origine della protagonista. Vicende tutte siciliane, vissute da personaggi sfiziosi, raccontati nel loro essere senza esplicite descrizioni, dagli occhi di un’osservatrice talmente attenta, quali quelli di una bambina, da dare vita a stereotipi già esistenti ma mai delineati e notati prima di lei.
Maschi siciliani, innamorati o traditori, indifferenti o maneschi, incapaci o ostentatori, padroni e schiavi delle minne e donne le cui minne, amate o 'surclassate' dagli uomini, ne segnano le peculiarità e i destini.
Tutto il romanzo “della vita” ruota intorno alle minne e intorno agli insegnamenti di chi con le mani le crea, nonna Agata o madre natura, capace quest’ultima di modellarle alla perfezione e di distruggerle senza compassione. Agata infatti finisce col perdere il conto, nonostante la presenza assidua del fantasma della voce di nonna Agata. Contro quella voce, a tappare la bocca alla nonna e le orecchie di Agata una misteriosa inerzia: la passione. Una forza incontrollabile, un istinto travolgente che fa perdere la lucidità e l’autocontrollo ad Agata diventata donna, che talmente attenta osservatrice era da diventare ‘ntatata’, da rimanerci anche quando lo stupore e l’attenzione della bambina cedono il posto alla perdizione di fronte a chi quelle minne le assaggia, le mangia, le divora.
L’uomo siciliano, coi suoi mille difetti, che la storia e la modernità non cancellano perché ‘gli uomini come ti metti metti hanno sempre una calunnia pe pigliarsela cu tia’.
Il conto delle minne è il romanzo della femmina siciliana, della sua presa di coscienza di padron maschilismo, talvolta accettato con rassegnazione dalla donna ntantata, con spirito di servilismo, soggezione e grande ammirazione, talaltra preso terribilmente in giro dalla donna forte, il cui spirito materno, di cui la minna è emblema, riesce ad accontentare il marito o l'amante come fosse un figlio.
Il romanzo scritto da Giuseppina Torregrossa è edito dalla Mondadori
