Al Velodromo di Palermo il “Dalla e De Gregori 2010 Work in Progress”

Sarà anche in progress questo work, però è un gran bel lavoro. E per chi, incerto fino all’ultimo se acquistare o no il biglietto, per nulla voglioso di partecipare ad uno scialbo revival di artisti forse già sul sunset boulevard e di sciropparsi l’amara medicina del patetico, la piacevolissima sorpresa di degustare un ottimo vino d’annata. Un vino fermentato trent’anni, quello di Dalla e De Gregori, dall’indimenticabile Banana Republic fino ai giorni nostri, arricchito dalla maturità e dalla consapevolezza dei due artisti, protagonisti di carriere importanti, con un bagaglio carico così di esperienze, e impreziosito da un’intesa ancor più bella perché ritrovata dopo anni di lontananza.

Insomma, un pezzo di storia della musica italiana di nuovo sul palco a regalare emozioni, capaci di coinvolgere il numeroso pubblico del Velodromo Paolo Borsellino di Palermo, un variegato mix generazionale di spettatori con i capelli abbondantemente bianchi, più o meno coetanei dei mostri sacri sul palco e invecchiati con loro, e di giovani e giovanissimi, cresciuti con i racconti più o meno nostalgici di mamma e papà sul Sessantotto, qualcuno addirittura con le canzoni di De Gregori come ninna nanna, che conoscono e cantano a memoria il notevolissimo repertorio dei due cantautori.

Sì, la storia sono loro e non potrebbe essere altrimenti con un catalogo che, solo provando a mettere nero su bianco qualche titolo, mette i brividi: “Anna e Marco”, “Rimmel”, “L’anno che verrà”, “La donna cannone”, con cui De Gregori ha finalmente “fatto pace”, “Com’è profondo il mare”, “Viva l’Italia”… Un continuo ping pong, con i due artisti a cantare insieme tutta la sera, ad alternarsi nelle strofe, a farsi i complimenti, addirittura a confessare l’invidia, Dalla, per la bellissima “Santa Lucia” di De Gregori. Due vecchi amici che si ritrovano su un palco e che su quel palco riversano il loro amore e la loro passione per la canzone, uniti per cantare e divertirsi, accompagnati da una super band, nata dall’unione delle metà delle rispettive band personali.

Una scaletta ispiratissima, tantissimi i classici eseguiti per oltre due ore e mezzo di concerto, da quelli già citati a “Canzone”, da “La storia siamo noi” a “Caruso”, passando per “L’agnello di Dio” e “Nuvolari”, “Il bandito e il campione” e “Futura”, fino alle storiche “La leva calcistica della classe ’68” e “4 marzo 1943”, autentici manifesti generazionali: tutte o quasi in veste meno “classica”, rese “dinamiche” da nuovi arrangiamenti, salvate dal rischio di monotona cristallizzazione, e riproposte così al pubblico con il sapore brioso della freschezza.

E, a ulteriore testimonianza della voglia di mettersi in gioco di Dalla e De Gregori, e del rinnovato feeling artistico e umano, anche l’inedita “Non basta saper cantare”, scritta a quattro mani: e se è vero che si può sempre cantare insieme e riaccendere la magia anche a distanza di trenta anni, se è vero che ci sarà “sempre uno stupido che si ferma ad ascoltare”, è altrettanto vero che, purtroppo, “una canzone non basta, e non basta saper cantare” per tornare ai tempi di Banana Republic e, chissà, congedare finalmente la Repubblica delle banane.

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