Francesco Moneti e Davide Morandi (Foto N. Russo)

Modena City Ramblers: l'utopia è rimasta, la gente è cambiata

Lunedì 12 luglio si è concluso il Mascalucia summer festival con un raro successo di botteghino, ottenuto grazie ai Modena City Ramblers.

Se per le precedenti date dell'evento il pubblico è riuscito a restare seduto sui gradoni dell'anfiteatro, stavolta in molti non hanno resistito alla tentazione di scendere sotto il palco per saltare, ballare e pogare.

La band nasce nel 1991 sotto la festa di San Patrizio, con la sola pretesa di riunire musicisti in aggregazione spontanea per suonare musica di matrice irlandese. Ma nel tempo ha subito numerose evoluzioni, passando dal combat folk, al folk rock e alla patchanka celtica, attingendo ai brani di musica popolare irlandese, scozzese, italiana e non solo, affrontando tematiche storiche, politiche, sociali e quotidiane, mutando la formazione più volte negli anni, con la perdita e l'acquisto di nuovi membri. Per giungere ai nove musicisti che ieri sera, tra luci e fumi, hanno acceso gli animi di una moltitudine di spettatori.
Sul palco hanno portato i successi passati e quelli dell'album Onda Libera,uscito lo scorso anno e che trae il nome dal movimento studentesco Onda e dall'associazione contro le mafie Libera.

Da sempre i Modena sono solidali a numerose iniziative a scopo benefico, ma probabilmente il loro reale contributo deriva dai testi, musicati in modo da poter arrivare chiaramente anche ai quei tanti giovani spesso disinteressati alle problematiche sociali.

I ramblers raccontano della guerra, delle morti sul lavoro, del comunismo, dell'eroismo di Peppino Impastato, delle speranze disattese degli immigrati. Raccontano storie d'amore, viaggi, avventure, libertà. Se il pubblico ha potuto saltare e urlare, ha anche avuto modo di sollevare gli accendini e dondolarsi su “Ebano” e sulla malinconica “Canzone per un amico fragile”, dedicata al perduto batterista Luca Giacometti, morto nel 2007 in un incidente stradale.

Il fiato e la grinta del cantante Davide Morandi, la bravura e le acrobazie del violinista e chitarrista Francesco Moneti, entrambi con l'argento vivo addosso, sono serviti da veicolo ad una serie di denunce che, nonostante gli anni passino, sono sempre attuali. Come cita però il brano “Mia dolce rivoluzionaria”: l'utopia è rimasta, la gente è cambiata, e la risposta ora è più complicata.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Musica