Marina Puglisi

Marina Puglisi, una giovane promessa del musical

Una sera di fine settembre, dopo una conferenza stampa, incontriamo una giovane donna, una musicista, cantante, attrice che ruba l’attenzione alla nostra discussione. Ci accorgiamo che quella ragazza, Marina Puglisi, non è solo una brava cantante, ma è una delle attrici – cantanti del musical de “La Baronessa di Carini”, interpretato da A. Cucchiara e rappresentato, per tutta l’estate al Cortile Platamone, al Teatro Stabile e nei maggiori teatri italiani.

Capiamo subito sin dalle prime battute della nostra intervista che la Puglisi ha davvero talento ed è particolarmente determinata in ciò che fa e sa bene cosa vuole dalla vita. Giovane, ma preparata; infatti ha già lavorato con tanti nomi importanti dello spettacolo come A. Tosto, A. Cucchiara, F. Miseria, A. Malvica, T. Cucchiara. È stata l’alter ego di Laura Lanza, La Baronessa di Carini; ha lavorato nel musical “Troglostory”, il quale ha riscosso notevole successo di pubblico e di critica.

Discutiamo dell’attuale condizione degli artisti dell’assoluta mancanza di rispetto dello Stato per le professioni legate allo spettacolo. Ma, soprattutto, abbiamo capito come, a volte, i sogni, le passioni, si possono realizzare; infatti Marina Puglisi è riuscita a realizzare il suo sogno di bambina e far diventare la sua grande motivazione una professione.

Siamo, certi, che il nome di Marina Puglisi presto sarà noto in tutta Italia, per tutti e non solo per gli addetti ai lavori. Auguriamo alla protagonista della nostra intervista un successo radioso e limpido come l’azzurro intenso dei suoi occhi.

Come ha capito che il teatro, la musica sarebbero diventati la sua professione?

“Sin da piccola non riuscivo ad esprimermi se non attraverso il canto e il ballo; inventavo piccole coreografie casalinghe cantando sopra le basi. I miei genitori, sostenitori di musical stranieri, mi facevano vedere in tv ”Jesus Christ Superstar”, “Hair”, “La piccola bottega degli orrori”, “West Side Story” ed io restavo affascinata da quel mondo. Poi, chiesi loro di iscrivermi a danza classica. amante di quel genere musicale a sei anni, grazie a mio padre, indossai le mie prime scarpette da ballo”.

Marina Puglisi cantante, attrice come nasce?

“Dopo aver studiato danza, mi accorsi che il mezzo con il quale amavo esprimermi era il canto. Mio fratello si era accorto del mio potenziale ed insistette nel farmi studiare. A 19 anni iniziai a prendere lezioni dal Maestro Francesco Guardalobene. Una grande persona ed artista da poco scomparso, a cui devo questo mio percorso. Poi venni a conoscenza della Musical Theatre Academy di Catania. Ho conseguito il diploma, dopo 3 anni; infatti quest’Accademia mi ha permesso di formarmi in tutte e tre le discipline specifiche e trasformare la mia passione per il musical in una realtà professionale”.

Da poco si è concluso il tour de “La Baronessa di Carini”. Un successo che ha visto i teatri italiani di nuovo con il tutto esaurito. Quali sono i momenti e le esperienze di scena e non solo che l’hanno colpita di questo grande musical?

“Domanda complessa, tutto il musical è un capolavoro. Sono una grande estimatrice di Tony Cucchiara ed in particolare di questo spettacolo. La storia e le musiche continuano ad emozionare negli anni, ecco perché la gente continua a vederlo entusiasta. Io stessa, potrei farlo a vita. Ogni volta si crea una magia tra noi del cast e non sentirsi parte del mondo di Carini è impossibile. Tutta la fine del secondo atto è un crescendo di emozioni, da quando la Baronessa viene uccisa per mano del padre,dopo che le sue grida d’aiuto sono state ignorate, al finale in cui viene deposta al centro del palco dal Vernagallo, suo grande amore: in questo momento tutto il cast è in scena. L’ultimo brano è davvero commovente. Mi emoziono sempre anche quando interpreto l’alter ego della Baronessa,mentre lei vede se stessa morire”.

Giovane, bella con tanti sogni da realizzare, ma già tanta professionalità nelle sue performance. Lei ha lavorato con personaggi come Tony Cucchiara, Annalisa Cucchiara, Anna Malvica solo per citarne alcuni. Come nascono queste collaborazioni e cos’ha imparato e carpito da questi grandi Maestri?

“Ho avuto l’onore di lavorare ed imparare da grandissime persone. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa e non solo a livello professionale; già, solo, osservarle era una lezione indimenticabile. Il teatro crea delle famiglie, specialmente quando si fanno tournèe lunghe mesi. Annalisa Cucchiara, suo padre, la loro famiglia, Angelo Tosto, Anna Malvica e tantissimi colleghi altrettanto incredibili, mi hanno regalato un po’ della loro esperienza, della loro saggezza ,dei loro sorrisi e li rispetto e li stimo per tutto”.

Gli spettacoli in cui lei ha recitato e cantato vantano la regia di nomi importanti come T. Cucchiara e le coreografie di F. Miseria come nel caso del musical “Troglology”. Come si fa a superare un provino e ottenere un ruolo in un cast ricco di grandi nomi?

“Le mie insegnanti in Accademia nel corso degli anni mi avevano preparata ai vari provini. Ho scelto dei brani e dei monologhi adatti al tipo di audizione. Sono andata al provino concentrata e ho dato il massimo,senza cercare di pensare a chi avessi davanti o chi potesse esserci nel cast, per non lasciare che l’emozione prendesse il sopravvento. Io sono una persona molto emotiva. Ma ce l’ho fatta ed è andata bene”.

Una delle sue doti che la caratterizzano è saper incantare il pubblico che l’ascolta con la sua voce. È facile, per chi vuole, ammirarla e ascoltarla al Waxy, noto pub catanese, per un live acustico. Su cosa si bassa il suo repertorio e la voglia di comunicare al mondo la grinta di Marina Puglisi?

“Per anni ho fatto parte, ho creato vari gruppi live, con i quali ho acquisito esperienza, ma non erano ciò che mi ero designata. In un gruppo l’alchimia è fondamentale come l’amore per gli stessi gusti musicali. Il caso volle che cinque anni fa Marco Mezzatesta, Marco Cutrona ed io, ci trovassimo in perfetta sintonia e fondassimo questo trio acustico, Acousticology. Un trio in cui siamo tutti e tre liberi di esprimerci. Negli anni, l’amicizia e la maturazione ci hanno permesso di diventare una cosa sola; ormai mentre suoniamo ci capiamo al volo. Il motivo che ci spinge, dopo tanto tempo, a suonare insieme è il divertimento, la gioia di stare insieme e la voglia di dare qualcosa a chi ci ascolta. Ho imparato tantissimo da loro, grandi artisti, modesti ma pieni di talento. Spaziamo da Alanis Morrissette ai Pearl Jam, dai Radiohead a Elisa, da vecchi classici riarrangiati da noi a brani attuali, sempre rivisitati, per dare al pubblico qualcosa che abbia la nostra identità, il nostro sound. Questo gruppo mi permette di creare una dimensione tutta mia, senza limiti o regole vista la libertà di poter improvvisare e creare cose nuove. La vera Marina in questo contesto viene fuori con facilità e in tutte le sue sfaccettature”.

Lo stato ha escluso ogni tipo di sussidio ad attori, registi, cantanti, coreografi, ballerini … riconoscendo il sussidio lavorativo solo alle categorie tecniche amministrative. Cosa ne pensa di tutto ciò e cosa pensa che si dovrebbe fare per rimediare a questo massacro dell’Arte?

“In Italia, purtroppo, l’arte non ha mai avuto rispetto o valore, come invece avviene all’estero. Qui l’artista non viene visto come un lavoratore, alla pari di altri mestieri. Sono tanti che pensano che sia un hobby, senza sapere che, dietro la preparazione di un concerto, di uno spettacolo teatrale, ci sono grandi sacrifici, orari, viaggi, prove interminabili, che rendono ancora più appassionante il lavoro. Questi sacrifici meritano di essere riconosciuti e ripagati, perché un artista fa il suo lavoro e non deve elemosinare i soldi duramente guadagnati. Non è giusto! Le cose devono cambiare! L’arte è bellezza, è cultura, permette a chi ha avuto dure giornate di perdersi, per qualche momento o qualche ora, in un mondo in cui dimenticare i problemi; invece viene demolita. Per me la musica, in particolare, è come l’aria, non potrei vivere senza”.

Un consiglio a tutti coloro che vogliono intraprendere la sua strada?

“Studiare tanto e duramente, tenere duro anche nei momenti di crisi, perché i percorsi difficili aiutano a crescere e fanno capire quanto si tenga davvero a questo mestiere. Consiglio di non perdere mai la freschezza e la voglia di sorridere; essa è il vero amore che spinge una persona a fare questo mestiere, perché le soddisfazioni sia a livello umano che artistico sono impagabili”.








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