Parola d’ordine: ballare. Si balla infatti fin dai primi istanti, quando sul palco si esibisce il cantante spalla giamaicano Aiki. E si continua a saltare senza sosta quando – venerdì 20 agosto - sul palco dell’Anfiteatro delle Ciminiere di Catania arrivano i Sud Sound System, nell’ambito della rassegna Etnafest - organizzata dalla Provincia regionale di Catania e dal suo presidente Giuseppe Castiglione - che, appuntamento dopo appuntamento, dà conferma di centrare il segno, entusiasmando i presenti.
Voci vibranti che scandiscono un “raggamuffin” – sottogenere della musica reggae – freestyle. Testi in dialetto salentino, ritmi musicali travolgenti, che passano da sound reggae doc a incontenibili sonorità folk con venature soulful. «Noi siamo la tradizione del Salento unita alla musica reggae, siamo l’evoluzione della parola», così si presenta la band composta da Nando Popu, Don Rico e Terron Fabio, GGD e Papa Gianni. Una musica ricca di colori, come la loro terra. Una musica che, grazie alla «flebu calda de lu Salentu», fa “accendere” un pubblico numerosissimo ed eterogeneo, “posseduto” senza sosta dal sacro spirito di un reggae intriso di pizzica e taranta. E l’Anfiteatro delle Ciminiere di Catania si trasforma in una grande pista da ballo sotto le stelle.
La musica dei Sud Sound System è, sì, musica per scatenarsi, ma è anche musica “posse”, di protesta, che fa “controinformazione”. I Sud Sound System sparano a zero. Cantano “Casa mia” - una delle tracce del loro ultimo album “Ultimamente”- «per tutta la gente del Sud contro chi avvelena la nostra terra, come succede a Priolo, Augusta, Gela e Siracusa». Usano toni aspri «contro certa politica che si chiude su se stessa». È musica impegnata quella dei Sud Sound System, che scuote il corpo a suon di note e le coscienze a suon di frasi aspre. È musica che fa saltare e che denuncia le piaghe della nostra società: la mancanza di lavoro che costringe i giovani «a fare lavori indegni per stipendi ancora più indegni»; che disapprova l’anestetizzazione delle coscienze voluta dalle istituzioni e da chi ci governa, tutti «spudoratamente bugiardi. Perché solo la musica parla di verità», come l’agrodolce “Lampedusa”, incentrata sullo spinoso tema dell’immigrazione clandestina e «dedicata a tutti i cittadini del mondo, con la speranza di sentirvi benvenuti ovunque andrete; dedicata a tutti quelli che vedono nell’Occidente le fortune che gli sono state tolte, perché – urlano i Sud Sound System acclamati dal pubblico – a noi non fanno paura emigranti ed emigrati, a noi fanno paura i politici».
Una festa senza censura, in cui «Catania calda come un vulcano» balla sulle note della band salentina, e in cui «la musica unisce ciò che la politica divide».
Il programma completo degli eventi è scaricabile dal sito www.etnafest2010.it
