Carmen Consoli Guarda L’alba

E’ malinconica, come un viaggio, come il tempo che trascorre, inizia, ci trasforma, ci cambia. Ogni singolo passo, ogni gesto e ogni sguardo, ogni oggetto e parola, nascondono un significato intenso in Guarda L’Alba, l’inedito di Carmen Consoli, con le musiche di Tiziano Ferro, che ha anticipato Per niente Stanca, il Best Of che avverte da subito: la cantante siciliana non è arrivata al tramonto.

Anzi, Guarda l’alba. Nell’inedito, Carmen riesce ancora ad incantare confermando la dote che l'ha resa grande: saper raccontare, e alle volte rivelare, i percorsi delle sue coetanee, cresciute insieme a lei, sin dal tempo di quella ragazza confusa e felice che non si accontentava di un amore di plastica, a quello non molto lontano da qui, in cui si imparano erotismo e sessualità, fino a questo istante di inverno, in cui è già Natale e una donna si guarda allo specchio, è una donna diversa.

Un’assenza dalla sua vita diventa ancora più preziosa fra le luci natalizie. L’accenno è tutt’altro che casuale, anzi, è preponderante e riporta a ‘Mandaci una cartolina’, in cui Carmen parla col padre che non c’è più.

Adesso non ha più paura, il tempo riesce anche ad ‘addomesticare i dolori più atroci’. Nell’inedito Carmen più che essere una donna diversa, è diventata una donna, come la madre, quella che scende dal treno in cui lei deve salire attendendo in una stazione, solitaria come l’Etna.

La cantante catanese entra nella top five delle grandi d’Italia, quali la Mannoia o la Nannini, dove in effetti è sempre stata, stavolta vi rientra non da ragazza ma da donna.

E’ la maturità tutta femminile, la trasformazione e il passaggio che inizialmente confondono un po’ fino alla consapevolezza di quel viaggio in cui si tirano le somme sui ricordi, sul presente e sul futuro, su chi non c’è più e su un’alba che ci invita a sorridere, che dobbiamo guardare nella spietata ricerca dei valori che rimangono per sempre, come lo sguardo di un figlio.

‘La vita irrompe, nell’urgenza di prospettiva’, nel video una ragazza irruenta e dalla sensibilità stentata, con in mano quella chitarra che tanto sà di giovinezza, la fa cadere, per sedersi sul treno e cantare le sue canzoni, rappresentando il disincanto delle ventenni, in un periodo in cui si pensa di essere cresciute grazie all'esperienza o la ricerca di un amore che nasconde il segreto della dolce sofferenza.

Poi una monaca la guarda quasi disgustata e le fa coprire il seno: Carmen non è la stessa ragazza di una volta, maliziosa e ingenua, è una donna, ancora libera ma con la sua dignità, quasi come quella che poco dopo si ritrova a guardare nel sedile accanto.

Il tempo ancora trascorre in quella littorina etnea che Carmen conosce e non dimentica perché fa parte di lei.

Carmen Consoli cambia decisamente stile senza mai perdere, anzi, accentuando quella profonda intimità femminile che l’ha sempre distinta per l’innato ingegno di non sbatterla in faccia strumentalizzandola, e per l’arte del saperla celare dietro una apparente mascolinità, che eppure l’ha resa Cantantessa

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