Agrigento, 10 maggio 2008 – L’arresto di ladri sorpresi a rubare dentro l’area industriale di Agrigento, effettuato dai Carabinieri di Aragona e Favara nei giorni scorsi, costituisce un ulteriore esempio di attenzione verso il sistema produttivo da parte delle forze dell’ordine. Infatti, rubare e danneggiare le imprese vuol dire impedire la crescita ed il benessere sociale.
“Ma l’avere appreso che gli arrestati non hanno scontato un solo giorno di carcere testimonia che il sistema deve essere rivisto e con urgenza - ha dichiarato il presidente di Confindustria Agrigento, Giuseppe Catanzaro - l’imprenditore che subisce un furto del quale, con l’impegno dei Carabinieri, sono stati individuati gli autori, non può vivere nell’ansia sapendo che, finiti i dorati arresti domiciliari, potrebbe trovarsi di nuovo vittima di delinquenti convinti della possibilità concreta di farla franca. Lo diciamo da sempre: nella lotta all’illegalità diffusa e alla criminalità organizzata, le imprese hanno bisogno che vi sia certezza della pena per chi commette il crimine e viene denunciato e assicurato alla giustizia”.
“Non è nostra abitudine - ha aggiunto Catanzaro - entrare nel merito dei provvedimenti della magistratura, che vanno analizzati nelle sedi opportune. Ma da rappresentante degli imprenditori impegnati a rendere normale la nostra terra, avverto il dovere di testimoniare un disagio percepito anche dagli imprenditori, che trasmettiamo a tutta la società: questi fatti non incentivano certo fiducia”.
“Poiché – ha osservato Catanzaro – il giudice applica la legge, allora la legge è sbagliata. Mi auguro che chi ha la responsabilità legislativa stia avvertendo il nostro forte disagio. Al Nord l’intera collettività reagisce e si organizzano le ronde. Noi continuiamo a sostenere il rispetto delle istituzioni e una forte contrarietà ad azioni e comportamenti non contemplate dalle norme. Ma si sappia che il silenzio in Sicilia non significa rassegnazione. Non è possibile che su questi fatti chi di dovere non avverta come noi la spinta a reagire e a sollecitare le attenzioni da parte di chi conserva l’obbligo di assecondare la normalità”.
“E’ la classe dirigente – ha osservato il presidente di Confindustria Agrigento - che può e deve accompagnare il momento positivo di crescita della società siciliana. Servono azioni concrete e per essere franchi non servono soldi ma solo espressioni di chiara volontà politica ed operativa. Noi imprenditori abbiamo deciso di agire in una certa e nota maniera ed i risultati sono noti a tutti. Auspichiamo che con altrettanta determinazione agisca chi ha il dovere di essere tempestivo, anche in sede normativa, poiché non è possibile che chi ruba non vada in carcere. Non è possibile né coerente registrare danneggiamenti e minacce subiti degli operatori economici che ogni giorno vengono sollecitati a collaborare con le forze di polizia, e contemporaneamente constatare che si arrestano in diretta i ladri e si mandano ai domiciliari. Il sistema non regge ed è urgente rivederlo”.
