Sono state in tutto nove le manifestazioni in Sicilia, in occasione dello sciopero generale di 4 ore proclamato dalla Cgil per chiedere risposte su fisco, lavoro e immigrazione.
Nel capoluogo siciliano, la manifestazione è iniziata alle 9.30 in piazza Verdi. "Lavoratori e pensionati pagano, gli evasori scroccano", questo lo slogan che si leggeva sul palco del teatro "Al Massimo", dove sono intevenuti sindacalisti e lavoratori di settori in crisi, e dove era presente il segretario della Camera del lavoro di Palermo, Maurizio Calà.
Calà ha parlato nel suo intervento contro "il vergognoso attacco alla Costituzione e al lavoro che si è verificato per ultimo con l'avviso comune firmato ieri dagli altri sindacati e da Confindustria".
"Questo è uno sciopero per la democrazia - ha continuato Calà - è uno sciopero contro la crisi negata, che qui a Palermo e nel Sud sta facendo sentire i suoi effetti. Noi chiediamo di fermare i licenziamenti di aumentare il periodo delle cassa integrazione e di allargare la platea di chi può ricorrervi. Chiediamo che siano bloccate tasse, tariffe e affitti e siamo qui per dimostrare che c'è un'Italia che non vuole rassegnarsi".
A Catania i manifestanti si sono incontrati in piazza Roma per andare in corteo fino a piazza Manganelli, dove Nicola Nicolosi, della Cgil nazionale, ha tenuto il comizio.
Nella città dello Stretto invece la manifestazione è partita davanti all'Agenzia delle entrate (via Santa Cecilia).
Manifestazioni e comizi anche a Trapani, al teatro Cristal con la segretaria generale della Cgil Sicilia Mariella Maggio; Agrigento (manifestazione a piazza Porta di Ponte); Caltanissetta (sit-in davanti alla Prefettura e comizio di Ferruccio Donato della Cgil Sicilia), Enna (manifestazione al centro polifunzionale e comizio di Antonio Riolo, della segreteria regionale Cgil), Ragusa (manifestazione all'Asi, alle 10), Siracusa (manifestazione con corteo da piazzale Marconi a piazza Stazione).
Anche la Rete degli studenti medi parteciperà allo sciopero generale, manifestando, si legge in una nota, "la propria indignazione nei confronti delle politiche attuate dal governo per quanto riguarda l'istruzione".
