Immigrati, chi deve intevenire? Nel frattempo muore un clandestino
Tre lunghi giorni ci sono voluti prima che i 297 immigrati, partiti dalle coste libiche, venissero soccorsi dalle motovedette italiane e portati a Pozzallo. Durante quei tre giorni, in cui il barcone si trovava in balia delle onde, l'Italia e Malta discutevano su chi dovesse intervenire. Nel frattempo, un immigrato, non ce l'ha fatta, non è riuscito ad attendere fino alla decisione finale, è morto. Esiste una responsabilità per questa morte? Si poteve evitare? Sono tutte domande a cui dovrà rispondere l'inchiesta aperta ieri dalla Procura di Siracusa e Ragusa.
Gli immigrati, tutti vivi tranne uno, sono stati avvistati dalla petroliera l'Antignano, italiana. Ma non è stato possibile eseguire il trasbordo degli immigrati. Si trovavano letteralmente 'ammucchiati' su quel barcone. La petroliera, ci dicono coloro che erano a bordo, non poteva fare nulla, tentava solo di non perdere mai di vista il barcone, in totale balia delle onde, immerso in un mare che in alcuni momenti ha raggiunto forza sette.
A bordo della petroliera, il comandante, non poteva fare altro che incitare i soccorsi, maltesi o italiani, fino a quando ieri sera è giunta la motovedetta maltese, ma ancora una volta i soccorsi non sono stati effettuati.
Dopo una lunga osservazione da parte della motovedetta maltese, la prima decisione: gli immigrati sono stati giudati dalla marina maltese verso le acque italiane.
"Fino a quando il barcone non è in pericolo di vita noi non possiamo intervenire"
Così si legge su "Repubblica" che attribuisce la dichiarazione al portavoce dela marina maltese.
Giunti nelle nostre acque, sono finalmente intervenuti i soccorsi italiani. Gli immigrati, con la paura di essere cacciati alla volta delle coste libiche, minacciavano di buttarsi in mare. Così è avvenuto il trasbordo tanto desiderato. Lacrime, gioia, paura e speranze. Gli extracomunitari sono stati divisi tra unità della marina militare e della Guardia di finanza.
Sconfortate le parole del comandante della petroliera, Mariano Adragna, intervistato ieri da 'La Repubblica' e testimone di quel che è successo, del tempo perduto per la disputa delle responsabilità: "Sono stati tre giorni abbastanza complicati - dichiara il comandante - per tre giorni siamo stati ad osservare impotenti, perchè qualunque tipo di intervento, avrebbe potuto pregiudicare la vita di quelle persone. Le condizioni del mare erano pessime, l'altro ieri erano un pò migliorate ma oggi sono nuovamente peggiorate e temevamo che il barcone affondasse. Per fortuna poi sono arrivate le motovedette italiane, ed abbiamo tirato un sopsiro di sollievo"
Più pesanti le parole di un altro componente dell'equipaggio:"E' ignobile, perchè scaricano su di noi la responsabilità che non possiamo assumerci? Noi siamo marinai e non rifiutiamo soccorso a nessuno, ma in questo caso potevamo fare ben poco. I maltesi ieri sera ci hanno raggiunto, non hanno fatto altro che scortarci verso le acque territoriali irtaliane, ed una votla che hanno raggihnto il loro obbiettivo sono andati via"

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