Mafia, duro colpo per il boss Matteo Messina Denaro: in manette anche il fratello
Terra bruciata attorno al superboss latitante Matteo Messina Denaro. Un blitz è stato effettuato stamattina, alle prime luci dell'alba, nel trapanese: 19 i fermi emessi dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, 40 perquisizioni delle diverse regioni italiane. Tra i fermati anche il fratello del padrino, Salvatore Messina Denaro, e uno dei componenti della banda di Salvatore Giuliano, l'ottuagenario Antonino Marotta, "decano" della mafia trapanese.
L'INDAGINE
L'indagine ha evidenziato come Cosa Nostra continui ad assoldare uomini d'onore storici che, scontata la pena e usciti dal carcere, tornano a dare il loro contributo. Così per esempio Filippo Sammartano, Antonino Bonafede e Piero Centonze. In cella sono finiti diversi elementi di spicco di Cosa Nostra trapanese, tra cui i reggenti delle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara, Partanna e Marsala che avrebbero svolto un ruolo di raccordo tra Messina Denaro e i suoi affiliati nonché con i vertici delle cosche palermitane.
Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti e trasferimento fraudolento di società e valori. Secondo l'accusa farebbero parte della struttura trapanese di Cosa Nostra.
In azione gli investigatori della Polizia di Stato appartenenti al Servizio Centrale Operativo ed alle Squadre Mobili di Trapani e Palermo.
Oltre 200 agenti della Polizia stanno operando, con l'ausilio di unità elitrasportate, nella zona di Castelvetrano, il paese natale di Matteo Messina Denaro.
Chi sono i fiancheggiatori
Dall'inchiesta Golem 2 emerge che il capomafia si serviva di fiancheggiatori insospettabili incaricati di gestirne la latitanza e di occuparsi degli affari della famiglia. In cella sono finiti inoltre, tra gli altri, Maurizio Arimondi, Calogero Cangemi, Fortunato e Lorenzo Catalanotto, Tonino Catania, Andrea Craparotta, Giovanni Filardo, Leonardo Ippolito, Antonino Marotta, Marco Manzo, Nicolò Nicolosi, Vincenzo Panicola, Giovanni Perrone, Carlo Piazza, Giovanni Risalvato, Paolo Salvo, Salvatore Sciacca e Vincenzo Scirè.
LE INTERCETTAZIONI
Secondo gli inquirenti da alcuni passaggi delle intercettazioni si desume il penetrante controllo del territorio da parte del gruppo criminale capeggiato dal superlatitante; il ricorso sistematico alla violenza per la realizzazione degli obiettivi; il programma di gestione di alcune risorse economiche della zona; l'assoggettamento delle imprese, in molti casi titolari di importanti appalti pubblici, al sistema delle estorsioni e il sistema di riscossione delle relative tangenti; le attività di sostegno alle famiglie dei detenuti con il pagamento delle spese legali e di quelle personali attraverso i proventi delle estorsioni; la ricerca di consenso, di "disponibilita'" e mutua assistenza tra i membri dell'organizzazione e verso il capomafia latitante. Gli investigatori hanno anche seguito in presa diretta le modalità di pianificazione e di attuazione di diversi attentati incendiari da parte di quei personaggi risultati coinvolti nel nuovo livello di supporto al latitante.
GLI AFFARI DI COSA NOSTRA
L'indagine riguarda anche un grosso giro d'affari che interessa regioni sparse in tutta Italia. Gli inquirenti hanno chiesto il sequestro di alcune aziende che operano nel settore della ristorazione e della distribuzione alimentare. Tutte risultano fittiziamente intestate a prestanome di parenti di Messina Denaro e di affiliati al mandamento di Castelvetrano.
ALFANO:COLPO DURISSIMO PER COSA NOSTRA SICILIANA
“Quello inferto oggi alla mafia siciliana è un colpo durissimo, non tanto e non solo per i numerosi arresti e perquisizioni in diverse città italiane; ma, soprattutto, perché è stata smantellata buona parte della rete di complici e favoreggiatori messa in piedi dal boss Matteo Messina Denaro per favorire la propria latitanza e, al contempo, per comunicare ordini e disposizioni agli affiliati all’organizzazione criminale”.
Lo afferma, in una nota, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, commentando la notizia dell’operazione Golem 2.
“Ai magistrati della procura distrettuale antimafia palermitana, agli uomini del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e delle Squadre Mobili di Trapani e Palermo – conclude il guardasigilli - esprimo la mia gratitudine per questo straordinario successo, frutto di un impegno investigativo incessante, importante tappa per assicurare al più presto alla giustizia il boss Matteo Messina Denaro, attuale capo di cosa nostra”.
IL PLAUSO DI LOMBARDO
"E' una nuova vittoria dello Stato. Un ulteriore passo verso lo smantellamento della cosca di Trapani, una delle piu' pericolose organizzazioni che operano nel nostro territorio".
Questo il commento del presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, che si è congratulato con gli uomini della Polizia di Stato e della magistratura impegnati nell'operazione.
"Gli arresti di oggi - ha aggiunto Lombardo - confermano l'efficacia dell'azione congiunta di magistratura e forze dell'ordine contro la criminalita' organizzata. Un'opera incessante che ha segnato un altro risultato significativo nella battaglia per l'affermazione della legalita'"
