"Non rivela la fonte", giornalista condannata
Una storia che ha dell'incredibile, una sentenza ingiusta pur nella propria corretta applicazione ma che produce un aberrante risultato: Giulia Martorana, giornalista pubblicista di Enna, corrispondente dell’agenzia Agi e del quotidiano ‘La Sicilia’, è stata condannata a venti giorni di carcere, con la sospensione condizionale della pena, per non aver voluto rivelare al giudice le sue fonti.
La vicenda risale al 2008 e riguardava un presunto giro di pedofili che avrebbero abusato di due sorelline di 12 e 14 anni. L’inchiesta aveva già portato all’arresto di un anziano, ritenuto il presunto molestatore delle piccole. La giornalista si era limitata a dare notizia dell’avvenuto incidente probatorio senza riportare alcuna indiscrezione sulle dichiarazioni delle due ragazzine e aveva ipotizzato la possibilità che vi potessero essere coinvolte altre persone. Il giudice, che l’ha riconosciuta colpevole di favoreggiamento, ha applicato una norma che non consente ai giornalisti pubblicisti di avvalersi del segreto professionale.
Una notizia, questa, che rimarca ancora di più la necessita di riformare l'ordine dei giornalisti, o meglio abolirlo, per evitare che queste storie aberranti si possano ripetere. La nostra professione fa dell'indipendenza e dell'autonomia le proprie basilari fondamenta che non possono, in nessun modo, esser messe in discussione da delle leggi che discriminano un giornalista nei confronti di un altro.
Si intervenga subito per garantire un'informazione libera e giusta. Lo dobbiamo ai nostri lettori. Lo dobbiamo a Giulia.
