Cronaca

Sotto accusa per simulazione di reato Vecchio, l’imprenditore antiracket

Sotto accusa Andrea Vecchio, l’imprenditore catanese noto a tutti per le sue denunce antiracket e per le vicende che ne sono conseguite, fino all’assegnazione della scorta.

L’inchiesta, aperta dai sostituti procuratori della Dda di Catania, Agata Santonocito e Giovannella Scaminaci, si basa su due presunte telefonate “mute” che Vecchio dichiarò di aver ricevuto ma che, dai controlli, non risultano dai tabulati della Telecom.

L’imprenditore denunciò l’episodio, alla caserma dei carabinieri del Comando Provinciale di Piazza Verga, l’indomani della notte del primo marzo del 2008 quando, tra le 2,30 e le 3, secondo le sue dichiarazioni, ricevette le presunte telefonate.

La Procura aprì un fascicolo, salvo poi accorgersi che a casa dell’imprenditore, quella notte e a quell’ora, non era giunta nessuna telefonata.

Vecchio parla di errore nei tabulati non nascondendo l’amarezza per l’accusa che si è abbattuta sulla sua persona.

“Ma che motivo avrebbe avuto Vecchio per fare una cosa del genere? Aveva già la scorta per sé e la sua famiglia e poi è una persona di cultura e sa bene che una semplice indagine di controllo dei tabulati avrebbe fatto emergere un eventuale falso” – dichiara l’avvocato Arcifa. Intanto, il processo è fissato per il primo giugno anche se i suoi legali chiederanno l’anticipazione dell’udienza per “chiudere la vicenda al più presto”.

Dure le reazioni del PDCI e del PD che manifestano il loro sconcerto e parlano di “opportunisti su cui fare chiarezza”. Il segretario del Pd etneo afferma: “Credo che serva fare chiarezza in fretta, anzi immediatamente, poiché non c’è in ballo solo un imputato ma il valore simbolico che la figura di Vecchio ha assunto sul fronte della lotta al racket e alla mafia”.

Di fronte all’accusa di simulazione, tutta da provare, ci si sente sgomenti e disorientati nelle poche certezze che abbiamo in fatto di giustizia e di legalità. Che sia vero o no, resterebbe il medesimo dubbio: perché?

Perché, se le due telefonate fossero realmente “fantasma”, un uomo col vissuto di Vecchio avrebbe dovuto simulare l’avvenimento?

E perché, in caso contrario, l’attacco contro un simbolo della lotta antiracket e antimafia?

finalmente

Non potendo colpirlo direttamente si cerca di delegittimarlo. I metodi sono arcinoti !

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