13 febbraio: "Se non ora, quando?" Anche mai

Che sia strumentalizzata o meno, trovo assai discutibile la mobilitazione femminile che avrà luogo nelle piazze il 13 febbraio e denominata ‘Se non ora, quando?’

Trovarla 'discutibile' è un mio tentativo diplomatico di utilizzare un linguaggio contenuto se paragonato all’effetto snervante che la lettura della notizia produce su di me.

Permettetemi di sentirmi donna anche io, nonostante non senta alcuna necessità di gridare nelle piazze la mia dignità. Permettetemi di sentirmi anche io una donna, pur non aderendo alla manifestazione del 13 febbraio e trovandola in alcuni aspetti offensiva per la donna.

Questa mobilitazione pecca di presunzione perchè parla a nome di tutte le donne: cosa assai grave se strumentalizzata dalla politica, per ovvi motivi, e assai controproducente se nata dal desiderio puro di riaffermazione di principi sani, che però solo gli incivili metterebbero in discussione. Cosa di cui, ringraziando il cielo, l’occidente non vanta il primato.

Care donne, ma veramente sentite la minaccia di vergognosi riscontri che potrebbe avere sull’opinione pubblica il caso del presidente Berlusconi e le varie Ruby?

Leggendo la notizia dell’iniziativa mi sono ricordata della 'premonizione' della manifestazione, lanciata da un messaggio che girava qualche giorno fa su Facebook. Un messaggio nato da uguali principi e guidato dalle stesse esigenze dell'iniziativa che avrà luogo domenica.

Tra amiche – si leggeva nel messaggio - abbiamo deciso di fare qualcosa di speciale su fb. In un periodo in cui la stampa, voyeristica e morbosa, sembra attribuire alle donne come unica professione 'il lavoro più antico del mondo'. Il messaggio continuava poi invitando a inserire nel proprio profilo l’immagine di una donna che ha contribuito non poco alla crescita del paese o del mondo.

Scusate, care donne, ma la stampa quando ha attribuito alle donne italiane tale professione? Davvero siamo così accecate dalla paura di ritrovarci addosso connotazioni negative direttamente causate dai casi portati avanti dai media, di cui protagoniste sono una, due o tre persone collegabili a noi perché nate dall’unione dei cromosomi x? Pur nel comprovato potere che l'informazione possiede di formare le coscienze, pur nella consapevolezza del fascino della televisione, anche quella spazzatura, che potrebbe deviare la scala dei valori, mi risulta comunque difficile credere che una o più notizie del momento siano più forti della forza che ogni singola donna imprime alla sua specie e che non ha bisogno di essere pubblicizzata

Davvero pensiamo che tra qualche anno, la donna italiana sarà considerata una povera prostituta, con tutto il rispetto per il mestiere? O che le donne del domani rischino di mettere al primo posto per tutta la vita nella loro scala di valori la forma del loro sedere?

Non è piuttosto in queste iniziative, in queste mobilitazioni, che potrebbe leggersi la fragilità della donna? Mi vengono in mente delle situazioni tipiche in cui quando ci si difende morbosamente da accuse mai rivolte, si ottiene l’effetto opposto. Situazioni direttamente ricollegabili ad ansie, insicurezza e paure del genere umano. Situazioni che dimostrano la sua debolezza, alle volte immotivata.

Le donne con queste ribellioni dal colore rosa e dal sapore solidale peggiorano la loro posizione, in realtà dignitosa ed emancipata al punto giusto

Il peggioramento deriva dalla sensazione che tali mobilitazioni riescono a trasmettere, di accertata e dichiarata debolezza. Leggendo gli slogan della manifestazione, si ha l’impressione di ascoltare voci sguaiate che si difendono dal nulla. Che più che sottolineare la loro rispettabilità e la loro fierezza, le mettono in discussione.

Nella ricerca spietata delle pari opportunità, cerchiamo almeno di imitare gli uomini lì dove sarebbe conveniente farlo e allontaniamocene lì dove ce ne differenziamo possedendo vantaggiose caratteristiche innate.

Non mi sembra di aver mai assistito a mobilitazioni maschili. Di aver visto uomini che scendono in piazza perché la stampa porta avanti casi di altri uomini poco valorosi, maniaci, pericolosi o scapestrati, o che ne so, anche poco virili, visto che il loro 'sentirsi dignitosamente uomo' dipende anche da questo. Non ho mai visto uomini allearsi nell'apprensione di veder rovinata l’immagine pubblica ‘uomo’

Mi sembra di assistere ogni giorno al coraggio di donne che mi circondano, che con eleganza, intelligenza e diplomazia, nel silenzio della loro lotta quotidiana, senza strillare e vociferare, dimostrano quanto valgono.

Onore alle mobilitazioni storiche, che sono riuscite a cambiare le sorti dei paesi, a industrializzare e determinare sviluppo e progresso. Onore a rivoluzioni motivate dalla fame, dalla povertà, dalla crisi e dalle disoccupazioni. Nessuna mobilitazione per dimostrare un valore talmente alto e astratto, da essere tutto personale e intimo, da essere custodito gelosamente, quale quello della dignità, che fa parte di ogni singola persona. Che per sua natura non può essere inficiata per un’intera categoria e non può essere dimostrata da un’intera categoria, donna o uomo, nelle piazze.

Nell'appello si legge che 'Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale'

Scusate ma pur essendo donna non sento nè credo di avere il dovere di sentire cotanta responsabilità.

Pur essendo donna, se non ora, per me, anche mai, perchè mi basta già ogni giorno.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Opinioni