Alt, fermi tutti. Allarme rientrato, non c’è problema. Ma come diavolo vi viene in mente di parlare subito di mafia per quattro colpi sparati in piazza? E’ stato un incidente, uno spiacevolissimo incidente. Fatalità.
Ma poi perché state sempre a dire mafia, mafia, mafia. E’ un termine oramai inflazionato. Basta. Se ne fa un uso indiscriminato, fino a tirarla in ballo quando addirittura non c’entra nulla.
E lasciamola in pace questa mafia. Tutto “stu sgrusciu” per un pazzo che voleva lavare l’onta di un paio di corna a pistolettate, ma per favore!
Il sistema avrà tirato un bel sospiro di sollievo nello scoprire che “questione ri conna era” (nel senso del gesto), che tutto è rientrato. E che dunque non c’è nessuna urgenza di carattere pubblico. L’attenzione iper concentrata sul fatto di Piazza Dante ha oscurato le altre due sparatorie di ieri, quella del Corso Indipendenza e quella di Motta S.Anastasia. Il regolamento di conti del 24 giugno, sempre a Catania? Lì sì che era mafia, guerra intestina si dice. Ma non c’era nessun innocente di mezzo, nessuno “sbaglio”. Dunque tutto chiaro da subito.
Così il Ministro Maroni può anche evitare di scomodarsi da Roma. E così sarà. Quale comitato straordinario? Se abbiamo appurato che la mafia non c’entra, cosa c’è di straordinario? Ma poi, anche nell’eventualità di conferma delle prime ipotesi a cosa sarebbe servito questo summit di forze istituzionali? A sciorinare bei propositi, a “concordare” un paio di arresti di facciata di qualche” pesce piccolo”, per poi ripiombare nel silenzio della connivenza?
Ah ecco, le prime ipotesi. E’ un caso che un quarto d’ora dopo l’accaduto, del vero obiettivo dell’agguato si conoscevano nome, cognome, età, residenza, il fatto che fosse un pregiudicato, di quale clan facesse parte e quale zona della città questo controlla? Intanto lui gira tranquillo in scooter. E non c’è nulla di straordinario. Mi piacerebbe tener d’occhio se, qualora sopravvivesse, una volta uscito d’ospedale verrà condotto dietro le sbarre oppure no.
La parola giusta l’ho usata prima ed è connivenza. Finiamola con la retorica e con le fiaccolate di solidarietà. Anziché perdere tempo in piazza provate semmai ad occupare qualche poltrona che conta. Da lì, forse , qualcosa potreste riuscire a smuovere.
“Tu fatti gli affari tuoi, che io mi faccio i miei”. E’ così che funziona. Due stanze dei bottoni, un sottopassaggio che le collega. Poi ognuno fa il suo, senza interferire nel “lavoro” dell’altro. Così una ragazza colpita per sbaglio dà fastidio, perché spara un riflettore troppo luminoso sul ventre molle della città.
Quello da nascondere, da non disturbare per non essere disturbati. E tutto ciò ha un’eco nazionale talmente forte da creare, prima di tutto, un’odiosissima scocciatura.
Tranquillizziamo le acque. Rassicuriamo la gente, andiamo avanti. Era solo “questioni ri conna”.
