Casini, Fini, e la lezione dell’esilio dall’elettorato moderato

Ma come? Finalmente il Pdl ed i suoi fondatori portano al pettine tutti i nodi della loro convivenza politica, ideologica ed esistenziale, e cosa fa l’UDC?

Lavora ad un’alleanza politica per alimentare lo scontro fra finiani e berlusconiani?

Ma allora – dico io – la lezione dell’esilio dall’elettorato moderato non ha insegnato nulla a Casini e commilitoni!

Oggi, l’UDC è una forza elettorale attestata tra il 5% ed il 7%, il suo elettorato è quello che negli anni del pentapartito votava DC, che invece era un partito che raggiungeva percentuali di gran lunga superiori, spesso oltre il 30%.

Non c’è il minimo dubbio che la stragrande maggioranza di quel 30%, se non tutto, oltre i voti dei partiti che componevano quell’asse politica (DC, PSI, PRI, PSDI e PLI), oggi stiano votando per il Popolo della Libertà e, al nord, per la Lega.

Quell’elettorato, che oggi sostiene le forze di governo, è composto dal ceto medio, basso, alto, borghese, nobile, cattolico, aconfessionale, moderato, intransigente, operaio ed imprenditoriale della nostra Italia.

La pancia del nostro paese che, dagli anni ’40 ai ’90 votava DC, oggi vota BERLUSCONI.

Fare una guerra di contrapposizioni, condita dall’assenza di programmi (il tema della famiglia non può essere considerato dall'UDC il solo paradigma della propria azione politica), ricondurrà Casini ed amici verso un importante ruolo ma in tutte le OPPOSIZIONI che negli anni si susseguiranno fino alla fuoriuscita di Berlusconi dalla vita politica (chissà quando).

Ahimè, la politica non è matematica e sebbene i sondaggisti attribuiscano percentuali che se sommate possono formare maggioranze, tutti questi calcoli vengono meno laddove, al momento del voto, ci sia da scegliere fra Berlusconi e qualsiasi altro leader italiano (Casini e Fini inclusi).

Nel frattempo, chi porterà a consuntivo tutti i punti salienti della propria agenda politica sarà (e già lo è) la Lega di Bossi, a cui va senz’altro riconosciuto il merito di aver, meglio di tutti, saputo interpretare il motto siciliano (non padano) “calati giunco che passa la china”.

La Lega alle scorse regionali, appena trascorse, ha centrato la pregiata percentuale del 13% su base nazionale e la presidenza di due delle prime quattro regione più ricche d’Italia (PIL docet).

I democristiani padani votano la Lega padana, in quelle regioni le cifre personali dei candidati dell’Udc sono a dir poco ridicole.

Andiamo avanti, ma su quale rotta?

Casini con questa nuova ghibellina mossa, l’alleanza con Fini per il voto di astensione in ordine alla sfiducia del Sottosegretario Caliendo, svela tutte le sue velleità ad essere il leader di una coalizione a cui dovrebbero partecipare PD, Di Pietro, Sinistra e Libertà ed – nuovo ingresso – Gianfranco Fini: (!)

Insomma, comunisti odierni, democratici (già comunisti), dipietristi/forcaioli/giustizialisti, democristiani e fascisti (perché Fini è fascista, almeno secondo il giudizio che ne aveva Almirante).

Caspita che armata!

Il cui unico programma – per il presunto bene dell’Italia – sarebbe la sconfitta di Berlusconi?

Ma mi faccia il piacere!

Caro Casini, mi permetto di insegnarti una frase che spesso ripeto ai miei ragazzi:
“nella vita, chi non sa aspettare non sarà mai aspettato”.

Vedi, da uomo politico è legittima la tua ambizione ad essere un giorno il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana. Sei già stato Consigliere comunale, giovanissimo parlamentare, capo di un partito, Presidente della Camera, co-presidente dell'Internazionale Democratica Centrista.

È a tutti evidente la tua ambizione e nessuno te la vuole negare.

Il punto è un altro, di quale Governo dovresti essere il Capo?

Di un Governo della nomenclatura (D’Alema, Bersani, Di Pietro, Fini) o di un Governo degli italiani?

Gli italiani che ti voterebbero a loro leader ci sono, esistono già:

sono esattamente gli stessi che oggi sostengono Berlusconi e che negli anni passati hanno sempre votato Andreotti, Forlani, Moro, Fanfani e, da ultimo, Craxi.

La nostra partita, quella dei cattolici e moderati, si gioca a destra, meglio: al centro dell’attuale destra.

L’Udc e la sua dirigenza se veramente puntano ad essere la guida spirituale della politica italiana devono saper aspettare il loro momento.

Nel frattempo, nemmeno sarebbe una farnetica idiozia pensare di recuperare i rapporti con Berlusconi (non solo politici ma anche umani).

Elaborare dei programmi (Giustizia e Magistratura, assetto istituzionale e legge elettorale, welfare state e mercato del lavoro) sarebbero delle ottime cambiali da scambiare al momento di ogni singolo accordo (fiducia ai governi, manovre finanziarie, missioni all’estero).

Ogni scelta diversa – un accordo con il PD e con Di Pietro– ci farebbe perdere quel residuale amore, mero frutto di nostalgia e speranza, che ancora appena il 5% degli italiani ci ha "regalato" in occasione delle ultime tornate.

PS: faccio infine rilevare ai soloni romani di via due macelli (sede UDC a Roma), come la cifra elettorale di cui sopra è figlia delle messi di voti che giungono dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Campania e dalla Sardegna, dove in tutte queste terre l’UDC è organico alla coalizione capitanata dagli uomini di Berlusconi.

Buon lavoro, ripeto quanto sopra: a me l’alleanza con Fini “me pare na s.......”.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Opinioni