SiciliaToday
Giusto per tentarci

Cronaca di un concorso pubblico

Un esercito di disperati composto da 2500 persone. Non si tratta del solito sbarco di clandestini a Lampedusa e nemmeno dell’ennesimo sciopero in una fabbrica che sta per chiudere. Questo esercito è composto da siciliani senza più speranze, sogni, voglia di arrivare. Un popolo che si sta tristemente abituando all’ineluttabilità di un destino già scritto a tinte fosche. I 2500 sono i partecipanti, fra cui va annoverato chi scrive, del concorso pubblico svolto ieri a Ragusa per selezionare nuovi vigili urbani stagionali.

I numeri sono impietosi: 30 posti disponibili, 2 mesi di lavoro, 120 domande a risposta multipla, quasi 10 ore di concorso. A comporre l’esercito della disillusione nell’ordine: precari cronici da vent’anni, giovani disoccupati, studenti universitari, casalinghe e quarantenni in cerca della prima vera occupazione “stabile”.

La giornata di ieri, oltre ad essere stata sfiancante e mal organizzata, ha proposto parecchie riflessioni da fare. Da circa 15 anni a Ragusa non si teneva un concorso pubblico, che rimane per antonomasia lo strumento per arrivare a “il posto fisso”, tanto desiderato dagli italiani. Per soli 30 posti si sono presentati quasi 2500 persone provenienti da tutta la Sicilia: Messina, Catania, Siracusa, Agrigento e ovviamente da tutto il ragusano. C’è fame di lavoro, c’è una situazione disperata.

L'ABITUDINE DELLA RACCOMANDAZIONE
Ho conosciuto ragazzi che andavano lì “giusto per tentare”, ma c’erano anche padri di famiglia che avevano studiato e hanno atteso sino all’ultimo secondo per consegnare l’elaborato, cercando di svolgere un quiz perfetto che garantisse una sicurezza economica.

Ma per la maggior parte l’ipotesi corrente era: sono posti già presi, sono tutti raccomandati. Potrebbe essere un assunto contestabile, nessuno sta mettendo in dubbio la validità della prova di ieri. Sino a prova contraria tutto, o quasi, si è svolto in perfetta regola. Il dato tragico è che siamo abituati alla clientela, alla raccomandazione. Non lottiamo più perché “tanto c’è quello che è raccomandato”.

E’ come una piovra che toglie di mezzo gli avversari sgraditi per privilegiare “l’eletto”, forte di un sostegno politico o quantomeno influente. Così andiamo ai concorsi già demotivati. Attenzione, motivi per essere demotivati ce ne sarebbe milioni, ma la raccomandazione resta il più forte. Ma la piovra non deve vincere, seppur esista in tutti i campi. Siamo tutti coscienti dell’esistenza di corsie preferenziali per moltissimi.

Occorre però credere in ciò che si fa, altrimenti lentamente si scivolerebbe verso la morte civile, la rassegnazione e il disfattismo. Abbiamo la forza per evitarlo, cercando di dare, nei nostri gesti quotidiani seppur piccoli, il buon esempio.

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