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Sui muri per resistere

Dura Ars sed Ars

Finora avevano tenuto botta da par loro, erano riusciti eroicamente a tenere dritta la barra del timone in mezzo ad una tempesta che se non è perfetta poco ci manca. Crisi economica, aziende che chiudono, cinghie che si stringono, maggioranze che si sfaldano, opposizioni che si rinsaldano e pure il contrario, maggioranze che si rinsaldano e opposizioni che si sfaldano, tanto – parafrasando il mai troppo compianto signor G – vai a capire oggi in terra di Trinacria: ma cos’è la maggioranza, cos’è l’opposizione… E ancora, parafrasando un altro grande, nostro conterraneo, governi, mezzi governi, governicchi… E poi i vari Lombardo, Lombardo 1, 2, 3… stella!

Insomma, il quadro, è evidente, non è roseo, anzi, è a dir poco avvilente. Eppure i nostri, gli eroici novanta rappresentanti dei siciliani, eletti a furor di popolo inquilini di Palazzo dei Normanni, in barba a tutte queste continue iatture, tra una missione e l’altra, tra un volo in Australia e una visita al Columbus day, hanno continuato (inde)fessamente il loro lavoro per la comunità e per lo sviluppo della Sicilia.

Più e più volte, la nostra Delta Force di Sicilia ha sfidato i pericoli dell’Ars e il fuoco incrociato dei cecchini per salvare il soldato Ryan Lombardo, instancabile tombeur des alliés ripetutamente finito in nominescion, dal linciaggio degli amanti traditi e abbandonati.

E come hanno lottato e lottano all’unisono, i nostri audaci deputati – battendosi con ardore leonino, spalleggiati egregiamente – questa volta andando a parafrasare in terra di Calabria – da onorevoli, eccellenze, cavalieri, senatori, nobildonne, eminenze, monsignori, tutti impegnati allo stremo per scongiurare che si intoni il De profundis in quel di Termini Imerese, territorio ormai sempre più vocato alla gaudente e cool industria dell’immaginario, altro che stabilimenti e impianti obsoleti, anacronistici cipputi e sdrucitissime tute blu.

Allora impeto e ardire, sempre in trincea nei pericolosissimi cunicoli dell’Ars, infestati come mai prima di nemici dal volto subdolamente amichevole, truppe miste di veterani pluridecorati, berretti giallorossi carichi così di legislature e giovani e molto promettenti leve, pur in questa sfavorevolissima congiuntura storica e socioeconomica, stoicamente hanno onorato il mandato istituzionale, riuscendo, qua e là, addirittura a fare qualche legge.

Ma adesso no, non si può continuare a cantar messa a dispetto dei santi, adesso la misura è davvero colma: questi ritardi nel pagamento dei sudati stipendi sono oltremodo scandalosi e inaccettabili.

È ormai quasi una settimana che i nostri deputati, che non smetteremo mai di ringraziare abbastanza per quanto fanno, e per come lo fanno, aspettano di vedersi versato quanto dovuto così da poter comprare il latte ai bambini e sfamare la famiglia, ma dalla ragioneria nicchiano e cincischiano. Ce ne sarebbe per una bella interrogazione parlamentare ma, di fronte a tali enormi ingiustizie, ci vuole qualcosa di più forte, di impatto, che faccia capire alla gente che a Palazzo si soffre, e di brutto pure.

Ecco perché un gruppo di onorevoli, in rappresentanza dell’intera assemblea regionale, ormai esasperata dai disagi e dalle ristrettezze, ha deciso che è tempo per una sacrosanta azione di protesta: salire sui tetti di Palazzo dei Normanni e resistere, resistere, resistere… fino a che l’estratto conto non certifichi l’avvenuto accredito della busta paga.
Come dicevano i latini: dura Ars sed Ars.

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