Strano paese il nostro. Abbiamo il vizio di cercare sempre la malignità con l'esercizio, tutt'altro che difficile, del retropensiero e del pregiudizio più gretto. Andiamo a bomba sul fatto: sto parlando delle ultime dichiarazioni di Emilio Fede su Roberto Saviano.
«Però non se ne può più di sentire che lui è l’eroe dice Fede -, qualcuno gli ha pure offerto la cittadinanza onoraria… di che cosa? Non si capisce. Ha scritto libri sulla camorra e l’ha fatto tanta altra gente, senza andare sulle prime pagine, senza fare tanto clamore. Senza rompere… Senza disturbare la riflessione della gente. Un Paese come il nostro è contro la mafia, non c’è bisogno che ci sia Roberto Saviano».
Sparare a zero contro Fede, pratica che riesce benissimo senza molto sforzo, è sin troppo facile. Il tg4, ribattezzato da molti il tg delle casalinghe e dei pensionati, ha uno share modesto e non è certo visto dagli "opinion leader". Io non ce l'ho quindi né con l'uomo Fede, né con il pubblico del telegiornale. Ce l'ho con il passaggio in cui il giornalista dice "senza disturbare la riflessione della gente". Se c'è una cosa che la mafia apprezza più di tutti è appunto il "non farsi disturbare", veleggiare a vista e avanzare placidamente negli affari di droga, appalti ed estersioni.
Anche lo zio Binnu, per i nemici Bernando Provenzano, predicava la logica del "non fare troppo scrusciu".
Roberto Saviano ha avuto il merito, come romanziere, di raccontare una realtà incancrenita dalla camorra. Ha girato l'Italia da Bolzano a Capo Passero per parlare di mafia, di affari loschi, di connessioni politiche. Ma forse Fede non capisce come sia cambiata la vita del ragazzo campano. Ho visto Saviano al Festival del Giornalismo di Perugia lo scorso mese. E' un ragazzo pacato, educato, molto riflessivo. Lungi dall'essere quella specie di rockstar che Emilio Fede descrive.
Quindi di Roberto Saviano in Italia ce ne vorrebbero a milioni, anche perché la sua è una voce autorevole.
Più di quella di tanti giornalisti di provincia che ogni giorno lottano e denunciano le mafie. E' il caso di Rosaria Capacchione o di José Trovato del Giornale di Sicilia. La mafia nell'ennese non se la fila nessuno eppure lui continua a lavorare sodo per collegare nomi, fatti e soldi. L'esercizio, lanciato da Sciascia, sul gettare la croce addosso ai "professionisti dell'antimafia" è stucchevole e nemmeno utile.
